Maiarelli: è una beffa Bankitalia parte civile

Le carte dell’accusa che motivano il perché Bankitalia e Consob devono essere considerate “vittime” del fittizio aumento di capitale Carife, sono diventate tutte pubbliche, dopo l’udienza preliminare...

Le carte dell’accusa che motivano il perché Bankitalia e Consob devono essere considerate “vittime” del fittizio aumento di capitale Carife, sono diventate tutte pubbliche, dopo l’udienza preliminare di mercoledì, ma loro non hanno cambiato parere. Per il sindaco Tiziano Tagliani e il presidente della Fondazione Carife, Riccardo Maiarelli, tutto questo sa di beffa. «Banca d'Italia danneggiata dalla liquidazione Carife costituita parte civile! Se viene risarcita cosa fa? Aumenta il premio ai controllori ?» è il tweet che il primo cittadino ha pubblicato ieri mattina, dopo aver evidentemente letto i resoconti giornalistici sull’avvio del processo. L’affermazione va spiegata: il sarcastico «premio ai controllori» è un trasparente riferimento alle presunte colpe di chi, in particolare negli uffici della Vigilanza, avrebbe dovuto accorgersi per tempo di quanto stava succedendo nei piani alti della banca, anche perché in quel periodo Carife era in regime di «vigilanza rafforzata» da parte appunto di Bankitalia. Il controllore che non ha fatto per intero il proprio dovere, è insomma il ragionamento di Tagliani, non può essere considerato vittima.

Rincara la dose il presidente della Fondazione: «È una beffa vedere Bankitalia parte civile, come ho già avuto modo di dire, a questo processo mancano degli imputati che avrebbero dovuto esserci». L’ex azionista di maggioranza, del resto, ha di recente depositato il ricorso in Consiglio di Stato, ed è ancora in attesa della data dell’udienza, per sostenere l’illegittimità della risoluzione con la quale vennero cancellate le delibere assembleari del 2015, dalle quali poi la liquidazione della banca. E i suoi avversari in giudizio restano la stessa Bankitalia e il ministero delle Finanze, i firmatari di quell’operazione.

Posizioni immutate, dunque, anche se le decisioni dei giudici penali non potranno non essere recepite dalla città. (s.c.)

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