Addio Carlo Bassi architetto-cantore della sua Ferrara

È morto l’altra notte a Milano, aveva 94 anni Grandissimo intellettuale, lascia un grande vuoto

Se ne è andato in silenzio domenica, in modo improvviso, nel cuore della notte. Carlo Bassi è morto nella sua casa di Milano pochi giorni dopo aver compiuto 94 anni.

Si è spento serenamente, come dice il figlio Paolo, dopo aver trascorso una giornata in famiglia e il suo viso era disteso, quasi sorridente, quando ieri mattina l’hanno trovato privo di vita. È sempre stato fino all’ultimo giorno lucidissimo e pieno di inventiva e progetti, un esempio di vitalità anche per molti giovani. Una grave perdita per Ferrara, la sua città, che ha amato, decantato e che le ha dedicato uno dei volumi che sono il sale della cultura del Novecento ferrarese: “Perché Ferrara è bella”, seguita da una riedizione aggiornata con il nuovo millennio.

L’architetto. Carlo Bassi è stato per anni il decano degli architetti ferraresi. Una carriera di prestigio costellata da tanti progetti di edifici che hanno fatto la storia di alcuni della maggiori città italiane e anche a Baltimora (Usa). Bassi dal punto di vista professionale ha sempre giudicato fondamentale l’amicizia con l'architetto Cesare Cattaneo (1912-1943), nata leggendo un suo libro e nutrita da un intenso scambio di lettere che segnarono la sua maturità e le scelte motivate di vita. Bassi aveva allora vent’anni ed eravamo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale.

Le Gam e le sue “sorelle”. La svolta professionale di Bassi, che gli fece realizzare il salto di qualità, fu il progetto e la creazione del complesso museale della Galleria d'Arte Moderna di Torino in seguito alla vittoria nel primo concorso nazionale bandito nel dopoguerra (oltre 40 i partecipanti). Fu il grande inizio alla professione che ha condotto per 50 anni con l'architetto Goffredo Boschetti. Un binomio creativo indissolubile, tra due giovani professionisti ferraresi. Quest’anno la Gam ha celebrato con una mostra quegli anni ruggenti e come ospite d’onore c’era proprio Bassi. Le chiese sono il leit-motiv di tutto l'itinerario progettuale dello studio d'architettura Bassi Boschetti. Con alcune realizzazioni emergenti: la chiesa degli Angeli Custodi a Milano il cui disegno anticipa il Concilio. Sant'Adele a Buccinasco alle porte di Milano, una casa-chiesa, Sant'Anselmo a Malcantone (Mantova) turrita come un castello matildico, San Giovanni a Saronno in provincia di Varese che interpreta Santa Maria delle Grazie nel suo ampliamento.

La Chiesa di Villa Fulvia. L’ultima sua opera è stata la chiesa a Ferrara di Villa Fulvia, dedicata al Beato Giovanni Tavelli di Tossignano, con la collaborazione degli architetti Massimo Dalla Torre, Sabina Boselli e Guido Zigola. Il progetto propone simbologie importanti: la pianta a croce greca e la cupola ed esibisce all'esterno i colori di Giotto ad Assisi. Dopo una lunga gestazione, la chiesa è stata inaugurata nel 2012 ed stato l’unico edificio religioso in città che la domenica del terremoto (20 maggio) ha avuto l’agibilità per ospitare i fedeli.

Edifici ferraresi. In città l’opera di Bassi si è concentrata sulla progettazioni di alcuni importanti edifici tra cui Palazzo Magrini, ex Credito Agrario diventato agenzia sede centrale della Carife con un bel adattamento tra stile antico e moderno. Ha contribuito al restauro di San Cristoforo alla Certosa ed ha realizzato insieme all’’ingegner Franco Mantero l’ampliamento della scuola Neruda.

La famiglia. Carlo Bassi ha trascorso una grandissima parte della sua lunga vita insieme alla moglie Paola Ferraresi, morta a 90 anni nel 2013. «I nostri figli Paolo e Giorgio sono il sale della nostra vita - diceva Bassi- insieme ai nostri nipotini». La moglie Paola per 40 anni, prima nel Basso Ferrarese e poi a Milano, ha svolto l’attività di insegnante.

Assessore all’urbanistica. Carlo Bassi ha svolto negli anni Novanta anche l’incarico di assessore all’urbanistica nel Comune di Ferrara, in una delle giunte del sindaco Roberto Soffritti. Di rilievo un convegno sul Volano nel quale si immaginava un nuovo disegno della città in funzione della presenza del fiume che lambisce il suo centro storico. È stato questo uno degli assunti dell'ultimo piano regolatore della città al quale ha lavorato con gli architetti Carlo Melograni e Pierluigi Cervellati.

Intellettuale. Carlo Bassi è stato uno dei più acuti intellettuali ferraresi in questo ultimo secolo. Dalla sua abitazione milanese riusciva sempre a tenersi informato sulla vita sociale, politica e culturale della sua città. Un osservatorio privilegiato quello della distanza che gli consentiva di essere meno coinvolto ed avere giudizi probabilmente meno emotivi e più equilibrati. Per i suoi grandi meriti culturali e professionali ha ricevuto nel 2013, dalle mani del sindaco Tiziano Tagliani, “L’Ippogrifo”, il premio Città di Ferrara, riservato ai grandi protagonisti. Gli piaceva partecipare al dibattito sulla città sui grandi temi della cultura. Ricordiamo anche la sua recente proposta di portare il Museo del Risorgimento e della Resistenza all’interno del Castello Estense, soluzione che avrebbe messo a tacere anche i malumori di chi non voleva un trasferimento del contenitore all’interno della Casa della Patria “Pico Cavalieri”.

Firma di prestigio della Nuova Ferrara.

L’architetto Bassi aveva un rapporto di collaborazione stretto con “La Nuova Ferrara”. Puntuali sul nostro giornale venivano pubblicati i suoi articoli, saggi e recensioni. L’ultima nei giorni scorsi sul libro di Daniele Lugli dedicato a Silvano Balboni. Stava preparando anche un articolo su Ferrara e i luoghi dell’arte. Ci mancherà moltissimo la sua generosità, l’intelligenza, l’ironia e quella saggezza che ne hanno fatto sempre un grande signore. Voleva sempre essere aggiornato sulla sua Ferrara. Nell’ultima telefonata di venerdì scorso c’è stato anche un pensiero per la Spal. «Che emozione - ha detto - vederla giocare qui a Milano per due volte, è stata sfortunata, ma si è fatta onore». Il tutto dettato da uno personaggio non tanto tifoso di calcio, ma tifoso e orgoglioso della sua Ferrara.

Conclusione. Il modo migliore per ricordare CarloBassi è farlo con le sue stesse parole. Le scrisse in un opuscolo per ricordare il suo novantesimo compleanno. Era il 15 settembre 2013. Una sorta di testamento anticipato.

Ecco la parte conclusiva.

« Cosa aspetto? Sei arrivato al tempo dell'estrema vecchiezza, mi dice Andrea Zanzotto, sei diventato vecchio-vecchio, mi dice Vittorino Andreoli. Non so come ho fatto ad arrivare fino qui. Gli anni sono passati come l'acqua chiara scivola sul marmo, come il vento leggero muove le foglie dell'albero. Come l'acqua e il vento sono stati l'amore e il lavoro. Felici sempre perché inevitabili pene ne hanno reso il gusto da assaporare con giudizio. Cosa aspetto a chiudere la mia finestra sul mondo, mi andavo domandando, e a rifugiarmi su una nuvola a contemplare il sole che incendia il palazzo dei Diamanti? Aspettiamo insieme, mi ha sussurrato Paola, non farti fretta, accontentiamoci, per ora, di guardare i diamanti delle bugne del palazzo di Sigismondo dagli angoli del Quadrivio. Dacci, Signore, letizia e coraggio per toccare la vetta del nostro viaggio.