Differenziata, un calcolo alla rovescia

L'editoriale del direttore Luca Traini

FERRARA. È un cassonetto per le ramaglie riempito di ogni possibile immondizia il busillis del nuovo sistema di raccolta differenziata che Hera sta implementando a Ferrara. Che l’errore sia frutto di ignoranza o malevola pigrizia, o che non sia neppure un malinteso ma un sabotaggio mirato, il punto è che anche quel pasticcio sarà considerato buona differenziata, utile a raggiungere gli obiettivi.

Accade perché il modello ha un meccanismo di calcolo al rovescio: misura i risultati per sottrazione, togliendo al totale la quota di rifiuti che gli stessi cittadini hanno bollato come ”indifferenziata”, gettandola negli appositi contenitori. Senza una verifica di cosa realmente sia finito nelle campane colorate, destinate a vetro, carta e plastica. O nei bidoni per le ramaglie che più degli altri stanno diventando discarica per ogni tipo di sacchetto. I canali dell’indifferenziata raccolgono venti chili di rifiuti su un totale di cento? Nella casella della “differenziata” si può automaticamente segnare un ragguardevole 80%. Funziona semplicisticamente così. E su questo impianto sono state avvitate le calotte e accesi i lettori di tessera Smeraldo. Questo il sistema destinato giocoforza a produrre un significativo incremento di “differenziata”, di quel tipo di differenziata per la quale le virgolette sono precauzione obbligatoria.

Perché contingentare l’uso dei cassonetti generici, facendo leva sui costi in bolletta (con lo spauracchio di un obolo per ciascun ulteriore conferimento) farà certo calare sensibilmente i volumi dell’indifferenziata e dunque, per converso, segnerà un deciso incremento della “differenziata” contabile. Può bastare? Ho girato la domanda al presidente di Clara; la risposta è stata un deciso no. Si trova in una posizione doppiamente scomoda, Gian Paolo Barbieri: alla guida di una società concorrente e con una complicata assemblea per il rinnovo dei vertici alle porte, la prudenza gli suggerirebbe forse di svicolare.

Ma accetta di intervenire, con l’obiettivo dichiarato di accendere il dibattito su una questione che ha particolarmente a cuore: l’economia circolare, che nella pratica di un’azienda di raccolta di rifiuti si traduce nell’impulso a massimizzare le risorse che tornano nel ciclo produttivo come materie prime, invece di finire in discarica o a far da combustibile in un termovalorizzatore. «Il futuro è questo. Aziende come Hera che hanno un’impiantistica importante, e debbono alimentarla, possono ancora permettersi di non spingere sulla qualità della differenziata, ma occorre decidere quali sono gli obiettivi strategici, cosa vogliamo avere tra dieci anni», dice Barbieri, con quello che è un invito a ragionare rivolto agli amministratori locali. A guardare avanti, a tener conto dei progressi tecnologici che offrono nuove opportunità per il riciclo dei rifiuti. Impensate. Come il progetto pilota per la lavorazione di pannolini, assorbenti e pannoloni usati e ricavare cellulosa, plastica e polimero super assorbente, che è stato avviato in provincia di Treviso e a cui Clara conferirà la propria raccolta. «Pannolini e simili sono il 10% di una differenziata ben fatta – dice Barbieri – il 3% dei rifiuti domestici. Dirottarli dalla discarica al centro di recupero è un bel vantaggio per i conti e per l’ambiente».

Si può fare, a patto che la differenziata sia di qualità, contenga una percentuale trascurabile di rifiuti diversi da quelli in etichetta. Altrimenti ciò che potenzialmente può essere una risorsa spendibile finisce per rappresentare un peso. E un costo. Il caso della plastica è emblematico. «Noi – dice il presidente di Clara – la portiamo direttamente al consorzio Corepla che ci paga il massimo perché il prodotto che raccogliamo dalle famiglie e consegniamo è di ottima qualità. Altre aziende, quando usano i cassonetti stradali, fanno un’ulteriore selezione, scartando quote importanti». Chi, come Hera ha un inceneritore sotto utilizzato, che potrebbe bruciare 21 tonnellate in più all’anno, evidentemente può permetterselo. «Evidentemente ha logiche e priorità diverse dalle nostre».

La qualità del rifiuto differenziato è fondamentale. «Decisiva, io dico. Si ottiene con un’opera costante di sensibilizzazione e premiando i cittadini virtuosi». Non con le calotte? «Non entro nelle polemiche – risponde Barbieri – Ma riscontro che con l’elettronica per strada tutti i gestori hanno avuto problemi. Clara, che ritiene indispensabile una corretta differenziazione, ha scelto tutt’altra strada e oggi misura anche l’umido e il verde. Ci affidiamo all’informatica che ci permetterà in un futuro prossimo di avviare servizi di raccolta su prenotazione, con risparmi significativi di tempo e di costi che produrranno sconti mirati in fattura».

È un orizzonte di servizi on demand e flessibili altamente informatizzati, quello tracciato da Barbieri per la raccolta dei rifiuti, per garantire che le materie possano tornare in circolo. «Non può esservi recupero importante senza una corretta differenziazione» insiste il presidente. E rilancia. Invitando la politica e la società civile a ragionare. «Quando sei un colosso arrivi e dici “Il sistema è questo”. Ma Ferrara, città di eccellenze, davvero non sa interrogarsi su quale modello applicare per tutelare le famiglie e l’ambiente?». La discussione è aperta. Buona domenica.

Luca Traini

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