Barbieri, l’addio a Clara: serve autonomia dai partiti

Il presidente uscente: no alla municipalizzata, solo così diminuiranno le tariffe Fare presto per l’affidamento del servizio. “Puntura” sui premi ai dipendenti 

COPPARO. Il progetto Clara ha conosciuto «mesi d’incertezza, con l’impossibilità di prendere decisioni e di attivare investimenti di medio termine», quando «i partiti, le loro correnti e i “poteri locali”, invece d’intestarsi questo successo che fuori da Ferrara tanti ci riconoscono, hanno cominciato a litigare». È la verità sui mesi di turbolenza che hanno seguito la nascita del colosso ambientale da Area e Cmv, secondo Gian Paolo Barbieri, che di Clara è stato il primo presidente ma che sarà sostituito domani da Annibale Cavallari, dirigente amministrativo del Cadf. Barbieri ha affidato le sue ultime parole da presidente Clara a una lettera a «soci, collaboratori e amici», che si apre con un’amara constatazione, «come ha commentato simpaticamente mia moglie anche Winston Churchill dopo aver vinto la Seconda guerra mondiale perse le elezioni», per entrare però nel cuore della questione: il futuro dell’azienda.

Barbieri vede due opzioni. «La prima prevede di continuare la sua transazione verso un assetto di azienda dotata di una forte autonomia organizzativa con servizi innovativi e omogenei su tutto il territorio dei 21 comuni armonizzando le prestazioni e le relative tariffe, che solo a quel punto possono davvero diminuire». La seconda opzione, invece, «punta a configurarla sostanzialmente come una municipalizzata attenta e disponibile a ogni richiesta del singolo Comune (e/o sigla sindacale), molto prudente e conservativa sui cambiamenti da mettere in atto (con effetti tariffari tutti da verificare)». Riconosciuto che «i Comuni e i loro sindaci sono i padroni e i responsabili ultimi della scelta strategica», l’attuale presidente non ha dubbi «che la prima guardi avanti e la seconda al passato. Non so invece dare un giudizio su quale sia quella politicamente più conveniente e per chi». Non si può non ricordare la vicenda che ha fatto da cartina di tornasole per i conflitti interni post-fusione, cioè il congelamento dell’anzianità e degli ad personam per i dipendenti ex Cmv, che ha innescato uno scontro sindacale dai toni molto accesi. Al culmine della polemica, infatti, l’azienda aveva diffuso nota al cianuro nella quale, tra le altre cose, si diceva: «Sembra utile ribadire l’importanza di evitare qualsiasi approccio clientelare nei rapporti con i dipendenti e di riaffermare normali principi di responsabilità e di rispetto delle regole contrattuali». E subito dopo c’era stato l’intervento piuttosto fermo del sindaco di Copparo, Nicola Rossi, il quale aveva sostanzialmente invitato Barbieri a prendere in mano la vicenda e risolverla, in quanto questione «politica».

Non è un vezzo il post-scriptum della lettera di Barbieri, nella quale il quasi ex presidente discetta sul termine «collaboratori» usato al posto di «dipendenti»: la sua filosofia, è la spiegazione, è che il lavoratore di Clara «oltre alle mani e alla gambe dovrà portare al lavoro attenzione, conoscenze e voglia d’imparare sempre cose nuove in cambio della minor fatica fisica e del minor disagio ambientale che, con i nuovi mezzi tecnologici, noi potremo e dovremo garantirgli. In altre parole un collaboratore da premiare o penalizzare a seconda dei comportanti e dei risultati che raggiunge». E non, pare di capire, per il pregresso e i rapporti con i poteri forti.

Barbieri comunque lascia un «Piano industriale molto dettagliato al quale da settimane si è avviata una prima fase di “negoziazione tecnica” con Atersir per velocizzare il processo verso l’affidamento del servizio per altri 15-20 anni». Un progetto su cui «mettere mano al più presto». (s.c.)

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