«Influenza, medici date l’esempio»

Vaccinazione, campagna al via: si punta al 70% di copertura. Scarsa l’adesione dei sanitari 

Vaccini, l'esperto: "Antinfluenzali, si può stare assolutamente tranquilli"

FERRARA. Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 il sistema dei ricoveri della provincia è andato in tilt. Al punto che il Sant’Anna ha dovuto rinviare alcune decine di interventi chirurgici per far posto ai pazienti che hanno affollato per intere settimane tutti i reparti dell’ospedale. Una parte di quella gigantesca ondata di ricoveri - spiegava ieri il direttore generale dell’Asl, Claudio Vagnini - era figlia della scarsa propensione alla vaccinazione antinfluenzale che da qualche anno accomuna i pazienti ferraresi a quelli di altre province dell’Emilia Romagna. Nel giro di qualche anno la copertura vaccinale per l’influenza è scesa, nella popolazione degli ultrasessantacinquenni, da valori superiori al 70% al 57.9% del 2012/2103, al 59.8% del 2013/2014, al 53.6% del 2014/2015, al 54.9% del 2015/2016, con un dato in ripresa per il 2016/2017, quando la percentuale di adesione è salita fino al 56.5%.

Si tratta comunque del dato più alto in Emilia Romagna dopo Reggio Emilia (56.6%) e negli anni precedenti era comunque sempre Ferrara a guidare il gruppo. L’obiettivo, anche se non ufficialmente dichiarato dell’Asl, è di far crescere quest’anno la quota di vaccinati che hanno almeno 65 anni fino al 60% (quello di medio termine è il 70%). Un traguardo che tiene conto delle difficoltà degli ultimi anni a far passare il messaggio che «di influenza si può anche morire», come ha sottolineato in conferenza stampa il direttore del Dipartimento di Sanità pubblica, Giuseppe Cosenza. Quattro i decessi direttamente imputabili alla malattia in provincia nella stagione passata, 32 in regione. Ma l’influenza interagisce anche con altre patologie aggravando le condizioni dei pazienti, in particolare di quelli più anziani. «Non siamo in grado di fornire dati sul rilievo che l’influenza può avere avuto in altri decessi, ma vorremmo che passasse il concetto - hanno aggiunto Cosenza e Vagnini - che la malattia non si risolve per tutti con qualche linea di febbre e un periodo di riposo a casa». Vagnini è andato diritto al punto. «Il virus circola più facilmente man mano che la percentuale di cittadini protetti dal vaccino diminuisce, come è avvenuto l’inverno scorso. Per questo motivo chiediamo soprattutto la collaborazione di chi svolge mansioni a contatto con il pubblico, compresi medici e infermieri, la cui adesione non ha superato nel 2016-2017 il 32%». Che resta comunque il secondo dato regionale dopo il 42.8% dell’azienda ospedaliera di Modena e surclassa di diverse lunghezze l’adesione del personale del Sant’Anna, ferma al 14.3%. I coordinatori infermieristici potranno immunizzare gli operatori direttamente nei reparti. «Ma la vaccinazione, oltre alle categorie a rischio (anziani con 65 anni o più, bambini con età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti fino a 65 anni affetti da varie patologie, ricoverati in strutture per lungodegenti, etc.) dovrebbe essere richiesta anche da chi non ha problemi di salute, ma assiste in famiglia persone fragili. C’è un costo sociale che non si può ignorare», ha osservato Vagnini. I numeri e l’organizzazione sono stati presentati dalla dottoressa Marisa Cova, responsabile del Modulo prevenzione. L’Asl ha ordinato 82.900 dosi di vaccino per la stagione in corso (ieri è partita la distribuzione nei distretti sanitari), per un costo di 436.000 euro.

Quantità che possono essere aumentate se la richiesta sarà superiore (nel 2016 furono vaccinate circa 73mila persone). Le vaccinazioni vengono effettuate nelle Case della salute, negli ambulatori di Igiene pubblica, negli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri. «Le reazioni avverse significative nell’ultima stagione sono state 11 su circa 73mila iniezioni», ha precisato Marisa Cova. Informazioni dettagliate sono disponibili sul sito dell’Asl: www.ausl.fe.it. (gi.ca.)