Rivoluzione rifiuti, differenziata già al 64%. Ma Legambiente attacca

Ferrara, l'assessore Ferri sottolinea i punti guadagnati in pochi mesi. Gli ambientalisti: no a calotte e tessere, sì al porta a porta

FERRARA. «Non c’è un’emergenza rifiuti a Ferrara e comunque a ottobre siamo già arrivati al 64% di raccolta differenziata, 6 punti in più in 4 mesi, con metà città senza calotte». Dai teleschermi di “Mi manda RaiTre” l’assessore Caterina Ferri ha potuto ieri mattina diffondere la versione dell’amministrazione comunale sulla vicenda-calotte, ma ha anche dovuto subire la replica di Legambiente, che boccia senza appello il sistema selezionato. «Anche a Ferrara hanno scelto i cassonetti in strada ed è un problema - le ha ribattuto Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio - La soluzione del problema rifiuti è il porta a porta, non di certo mettere tessere strane ai cassonetti: queste fantasiose tecnologie ci stanno portando indietro».

Lo scontro dialettico ha occupato la prima parte del programma condotto da Salvo Sottile, con Ferri in collegamento in diretta dalla Rai di Bologna e il rappresentante di Legambiente in studio. L’argomento è stato introdotto da un video de La Nuova Ferrara, che raccontava il disagio subìto dai ferraresi nei giorni scorsi a causa del blocco seriale delle calotte in diversi punti della città, con tanto di riferimento all’hashtag #FerraraNonLoMerita, lanciato per denunciare il proliferare degli abbandoni di rifiuti. «È capitato che qualche calotta s’inceppasse, abbiamo chiesto a Hera di migliorare la tecnologia e il rapporto uomo-macchina, cioè l’informazione - ha replicato sul punto l’assessore - Ci sono stati fenomeni di abbandono ma non c’è assolutamente un’emergenza rifiuti a Ferrara, anche perché le squadre di raccolta messa in campo da Hera sono passate da 4 a 12». All’incalzare del conduttore, «ma non è che il vero problema siano le 20mila Carte smeraldo non ancora ritirate?», Ferri ha snocciolato qualche numero: «Ci sono anche utenti che non ritireranno mai la Carta smeraldo, perché in città vi sono 5mila utenze servite con il porta a porta e a loro le calotte probabilmente non serviranno. Poi ci sono i ritardatari, per i quali abbiamo rallentato l’attivazione delle calotte, che per metà si aprono oggi ancora con il bottone. Non si può fare per tutti in attesa della soluzione dei problemi tecnici? Credo sia un problema d’interazione uomo-macchina». Per l’assessore, comunque, un aspetto positivo del sistema è che ha spinto a rivisitare il data base delle utenze Tari e allargare l’imponibile, recuperando evasione e registrazioni parziali.


Il botta e risposta sul modello migliore per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata non ha consentito di andare a fondo della questione. All’affondo del rappresentante di Legambiente, l’assessore ha replicato parzialmente: «Il nostro è un sistema misto, ci sono i cassonetti a calotta ma anche il porta a porta in alcune zone. Questo sistema, secondo la nostra valutazione, non è adatto al centro storico: non possiamo costringere chi abita magari in un appartamento di 40 metri quadrati a tenere in casa per giorni i rifiuti organici». La questione rischia però di essere riproposta con cadenza periodica, anche perché Legambiente ha appena pubblicato il rapporto Ecosistema urbano, che mette in fila i capoluoghi di provincia sulla base di indici “verdi”, stigmatizzando proprio l’eccesso di produzione di rifiuti dovuto anche a modelli sbagliati di smaltimento. E Ferrara, è il caso di ricordarlo, in questa classifica parziale occupa le posizioni di coda.