Carife, la Fondazione bussa in Parlamento: ascoltateci

Spedita la richiesta di audizione, timori per i tempi stretti riservati al caso Maiarelli: Bankitalia “spingeva” ancora Bpvi poco prima della bocciatura Bce

La Fondazione Carife ha inoltrato «da tempo» una richiesta formale alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche di essere sentita in audizione, proprio come ha fatto nei giorni scorsi in sindaco Tiziano Tagliani. «Di cose da dire ne abbiamo tante, basti ricordare che noi abbiamo fatto ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato contro la risoluzione - s’infervora immediatamente il presidente Riccardo Maiarelli - Confido e spero che ci sia il tempo di sviluppare adeguatamente il filone delle quattro banche». Il timore in effetti è di veder compresso lo spazio riservato a Carife ma anche ad Etruria, visto che il caso degli istituti risolti è stato tenuto in coda ai lavori della commissione, dopo venete e Mps, e la polemica Bankitalia-Consob sulla Bpvi sta mangiando sessioni supplementari.

A proposito della condotta di Bankitalia gli ex azionisti di maggioranza della Cassa qualche particolare significativo possono aggiungerlo senz’altro, tanto più dopo la testimonianza in commissione di Carmelo Barbagallo, responsabile della vigilanza dell’istituto centrale, «mai chiesto alla Popolare di Vicenza di acquisire delle banche» ha detto qualche giorno fa. «Banca d’Italia ha sempre utilizzato la moral suasion, che è efficace e non lascia tracce scritte, ed è successo così anche nel nostro caso - ricorda Maiarelli, anticipando in qualche modo un pezzo della sua eventuale deposizione - All’epoca delle trattative per la vendita di Carife (primavera 2014, ndr), le cui fila erano tenute in mano dai commissari, non c’erano dubbi sul fatto che Bankitalia vedesse di buon occhio l’acquisto di Carife da parte della Popolare di Vicenza. Basti pensare che per un anno nessun altro, a parte la Bpvi, ebbe accesso al data base della banca ferrarese». È rimasto impresso di quei mesi anche un altro risvolto, che Maiarelli definisce «sconvolgente»: quella trattativa naufragò solo perché la Fondazione, ascoltando le sollecitazioni di qualche socio, decise di posticipare i contatti con i vicentini a dopo lo stress-test Bce, previsto in estate. I risultati furono così negativi da “retrocedere” la Bpvi da potenziale polo aggregante (aveva avanzato un’offerta per Etruria, respinta) a gruppo in cerca di un partner solido, primo passo verso il dissesto degli anni successivi. «La cosa sconvolgente, appunto, è che Bankitalia non conoscesse le condizioni dei conti della banca vicentina, quando questa tentava di comprare altre banche» è la sottolineatura del presidente della Fondazione.

Altra carne al fuoco per la commissione, alla quale, oltre a sindaco e Fondazione, hanno chiesto di poter testimoniare anche le associazioni degli azzerati, alla stregua di quelle venete.

Stefano Ciervo

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