Il Grattacielo e gli Specchi

Le torri del Grattacielo di Ferrara

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sul progetto di abbattere le grandi torri

FERRARA. L’obiettivo ultimo resta vincolato ad una decina di se, lungo una strada tutta in salita. Ma non c’è dubbio che l’idea dell’amministrazione sia quella: abbattere il Grattacielo. Tirar giù le torri che nell’ultimo ventennio hanno calamitato solo guai, per farne qualcos’altro. Qualsiasi altra cosa, meglio se con finalità pubbliche, sicuramente ad altezza di una città piana in una vasta pianura. Lo sviluppo in verticale non è nel dna di Ferrara, ha più volte rimarcato il sindaco.

Il “progetto organico” che è stato portato in giunta alla chetichella, approvato appena in tempo per raccogliere i primi due milioni di euro di finanziamento, fondi ministeriali, prevede una sorta di sostituzione edilizia. Strumenti legali da affinare, ma schema chiaro: fare incetta di unità condominiali attraverso un’Opa rivolta ai proprietari, con l’opzione tra il pagamento o la permuta con un’abitazione altrove. Con il valore degli appartamenti abbattuto da anni di degrado, i costi condominiali esplosi e lo spauracchio di un possibile sgombero forzoso per motivi di sicurezza, potrebbe risultare meno arduo di quanto possa apparire. E il piano non esclude il ricorso allo strumento dell’esproprio (per acquisire gli ultimi appartamenti che dovessero mancare all’appello?).


Ai proprietari che abitano nelle torri, l’amministrazione prospetta il trasferimento in zona Uccellino, nei pressi del casello di Ferrara Sud - l’unica destinazione già individuata - e in un’altra serie di immobili da trovare sul mercato, con un occhio attento al comparto di via del Lavoro, dietro alla stazione, per contenere lo spostamento. Il capitolo inquilini potrebbe invece incrociare la partita del Palaspecchi.


La relazione tecnica allegata alla delibera non ne fa cenno, si limita a dire che il Comune sarà buon mediatore nell’aiutare gli affittuari a trovare una sistemazione alternativa, ma le coincidenze (anche temporali) sono notevoli. Per inventare un futuro a quell’aborto di struttura, in via Beethoven si abbatte e si ricostruisce un maxi condominio da 268 unità abitative, riservato all’housing sociale, che è giusto la formula pensata per chi lascerà le torri. Spazio ce ne sarà.
Buona domenica.

Luca Traini

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