«Il Sant’Anna è completo, il polo unico a Cona scelta giusta»

La cerimonia per il trasferimento delle ultime funzioni dentro l’ospedale. Il sindaco: orgoglioso delle eccellenze ma c’è chi raccoglieva le firme contro il Nuovo Sant'Anna

FERRARA. «Opera meritoria», la definisce Tiziano Carradori che ringrazia chi ha contribuito a costruire l’ospedale di Cona per «l’immane lavoro». E su questa strada lo segue il sindaco Tiziano Tagliani che esprime la sua «soddisfazione» di fronte alla platea dell’aula magna del Sant’Anna, chiamata a raccolta per suggellare il completamento del riassetto e trasloco di tutte le funzioni nell’ospedale aperto l’8 maggio 2012.

Per Carradori è stata l’occasione per una sorta di inaugurazione ufficiale mai eseguita. A confermare che la giornata era decisamente più che un raduno per celebrare l’avvenuto trasloco della Riabilitazione e della Radioterapia oncologica e il riassetto del pronto soccorso sono arrivate, una accanto all’altra, le cifre definitive dei costi del Nuovo Sant’Anna: 284,8 milioni di euro, di cui 239,7 (84%) a carico dell’azienda ospedaliera e 45,1 milioni erogati dal concessionario (Prog.Este) attraverso un’operazione di project financing.

Il cerchio si è chiuso, con i tre eventi già citati, nel 2017 ma la prima pietra dell’opera fu benedetta da Papa Wojtyla il 23 settembre 1990 (in platea ieri erano presenti alcuni protagonisti dell’epoca, come Giuseppe Zuccatelli e Riccardo Baldi; c’era anche Gabriele Rinaldi, l’ex direttore generale che ha aperto la struttura).



Cinque anni e mezzo dopo l’ingresso dei primi pazienti anche il sindaco Tagliani elogia l’opera, che nel tempo ha assunto un ruolo e un peso diversi rispetto a quando era stata progettata (da anni è il punto di riferimento della rete ospedaliera provinciale). Senza il polo di Cona, dice, «Ferrara sarebbe oggi senza ospedale» perché nell’emergenza prodotta dagli effetti del terremoto del giugno 2012 il vecchio Sant’Anna fu gravemente danneggiato e in alcuni punti dichiarato inagibile. E pensare che «nel 2010 - aggiunge Tagliani - 14mila cittadini ferraresi firmarono contro l’ipotesi di trasferire il Sant’Anna a Cona».

L’assessore regionale alle politiche della Salute, Sergio Venturi, allarga ulteriormente l’angolo visuale e spiega: «Cona avrebbe dovuto essere un pezzo di sanità integrata col vecchio Sant’Anna, ma fu l’idea di creare un polo unico e di trasferirlo interamente a Cona (che maturò a cavallo dell’avvento del nuovo secolo, ndr) la scelta giusta». Il rettore, Giorgio Zauli, che ieri rappresentava l’università e la facoltà di Medicina, una delle due gambe su cui poggia l’azienda ospedaliera, si è soffermato sullo stesso capitolo della storia: «Medicina al tempo manifestò le sue perplessità sulla decisione, ma poi ha gettato il cuore oltre l’ostacolo».

Accantonato il “no” dei professori il progetto del polo unico ospedaliero andò in porto. Il dopo-Cona ha visto dispiegarsi la “rivoluzione sanitaria” che ha ridotto gli ospedali in provincia da 7 a 4 mentre una parte rilevante della popolazione del capoluogo rimpiange ancora il vecchio Sant’Anna di corso Giovecca «raggiungibile in bicicletta», lamenta la labirintica morfologia del polo di Cona, si arrabbia per i parcheggi che saranno a pagamento, vorrebbe collegamenti migliori con la città, la copertura del “campo” telefonico in tutto l’ospedale, indicazioni più chiare su come raggiungere i reparti....Carradori lo spiega velocemente ai giornalisti: «Noi dobbiamo guardare avanti». E poi al pubblico precisa che la presenza di Radioterapia oncologica e Riabilitazione all’interno del Sant’Anna porta benefici «ai pazienti» e anche all’azienda sanitaria che arriverà a risparmiare «circa un milione di euro l’anno». Annuncia il secondo step del piano di miglioramento dell’accessibilità, un «recupero di capacità attrattiva» verso popolazioni che risiedono fuori provincia, una marcia in linea col piano di rientro, un rafforzamento dell’integrazione territoriale con l’Asl (Case della Salute, piani pre-dimissioni, equipe chirurgiche itineranti).

Il sindaco si dice orgoglioso delle «eccellenze locali», come la Riabilitazione, che secondo Venturi è un faro, il centro di riferimento «da 15 anni per la sanità regionale, e non solo». Il rettore promette «entro qualche anno» l’apertura del modulo di Medicina che dovrebbe completare le strutture di servizio per il secondo triennio. Il vescovo, Gian Carlo Perego, ricorda il primo fondatore del Sant’Anna, il Beato Tavelli, e benedice la Riabilitazione dopo che Wojtyla aveva usato l’aspersorio 27 anni fa sulla prima pietra del nuovo ospedale, oggi esposta nel salone dell’accoglienza. Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, rivendica il piano di assunzioni e stabilizzazioni in sanità, la riduzione dei tempi di attesa su alcune decine di specialità e conferma l’intenzione della Regione di affiancare all’attività ospedaliera e a quella tradizionale sul territorio più assistenza domiciliare e più Case della Salute.

Gioele Caccia