Tempi certi per l’accesso agli atti

Cambia un altro regolamento comunale: doppia modalità, risposte in un mese

Oltre a quelle sui rifiuti, si definiscono anche le regole sull’accesso agli atti comunali. Il nuovo Regolamento, basato sul decreto legislativo del 25 maggio 2016, come spiegato ieri in Iª commissione consiliare dall’assessore al bilancio Luca Vaccari, prevede tre modalità di accesso: «C’è l’accesso documentale, che però nel regolamento è solo citata; semplice e generalizzato. Il primo tipo di accesso prevede la richiesta», da parte di cittadini, singoli o associati, «di quei documenti che l’amministrazione è obbligata a pubblicare ma si è dimenticata di farlo. Il secondo tipo di accesso, quello generalizzato, prevede invece che si possano chiedere i documenti per i quali non è obbligatoria la pubblicazione. Chiunque può avanzare una richiesta di accesso agli atti, purché in numero ragionevole per non compromettere il funzionamento degli uffici». Si possono richiedere solo le informazioni o i documenti già in possesso dell’ente, attraverso varie modalità, dalla posta elettronica certificata (pec) alla posta elettronica ordinaria, dalla raccomandata al fax e alla posta ordinaria, «purché il richiedente sia ben identificato, la richiesta di accesso firmata e in caso di delega, si alleghino le fotocopie di documenti d’identità». L’accesso agli atti ha comunque delle limitazioni, «per esempio non si possono diffondere dati di soggetti secretati per legge o atti giudiziari». Inoltre l’amministrazione può opporre diniego, qualora debba tutelare l’interesse pubblico e il diretto interessato può chiedere un riesame. Il tutto entro tempi certi, che sono fissati in trenta giorni per la risposta da parte dell’ente, anche in caso di diniego.

«Sul sito del Comune ci sono i modelli per le richieste di accesso agli atti, sia semplice che generalizzato, e ogni sei mesi pubblichiamo un registro, anche se non obbligatorio. Finora abbiamo avuto due domande di accesso semplice e uno generalizzato da parte di società commerciali cui abbiamo dato il diniego, così come un certo interesse lo mostrava una società che vendeva servizi a imprese edilizie, chiedendo nomi e cognomi e dati che non si possono diffondere», ha spiegato Luciana Ferrari, dirigente del settore Affari generali.

Veronica Capucci