Contributi per il sisma truffe e falsi per 10 milioni

Cinquanta denunce tra Ferrara, Bondeno, Vigarano, Cento, Terre del Reno e Poggio Fabbricati già inagibili o inutilizzabili presentati come beni danneggiati dalle scosse

Hanno sfruttato la disgrazia del terremoto del 20 e 29 maggio 2012 per “truccare” da vittime del sisma case, fabbricati agricoli, magazzini commerciali, capannoni industriali. Un esercito di “furbetti” che aveva messo le mani sui contributi pubblici stanziati per aiutare famiglie e imprese messe in ginocchio dalle scosse. L’indagine l’ha condotta di sua iniziativa la Guardia di Finanza di Ferrara che ha lavorato per due anni (2016 e 2017) su una ipotesi ritenuta molto concreta fin dai primi giorni del dopo-terremoto: si temeva infatti che i controlli ordinari non riuscissero a snidare tutti i privati e imprenditori disonesti. Il risultato degli accertamenti è, ad oggi, di 50 persone indagate per truffa ai danni dello Stato e falso ideologico. Ma dalla sede della Gdf, in via Palestro, spiegano che quel numero è probabilmente destinato a salire. Uno degli ultimi episodi perseguiti (l’indagine ha coinvolto cittadini e aziende di diversi Comuni: Cento, Vigarano, Poggio Renatico, Ferrara, Terre del Reno e Bondeno) dà la misura di quanto l’intervento pubblico possa aver risvegliato robusti appetiti tra chi ha pensato di approfittare della situazione: una società che opera nel settore della locazione immobiliare di beni propri ha dichiarato il falso sullo stato di un immobile per il quale aveva richiesto un contributo indebito di circa 2 milioni di euro. Il meccanismo dell’imbroglio, secondo i riscontri acquisiti dalla Gdf, era basato proprio sulle false dichiarazioni che indicavano come danneggiati dal terremoto fabbricati già inagibili o inutilizzabili prima del sisma. Dall’esame della documentazione istruttoria acquisita dagli uffici della Regione Emilia-Romagna, dai Comuni e dagli enti a cui è affidata l’attività di controllo e il rilascio di autorizzazioni e pareri («Tutti gli uffici pubblici hanno collaborato in modo pieno con gli investigatori», sottolinea il Capitano Antonio Onorato, che guida la Compagnia di Ferrara), è stato rilevato - scrive la Gdf - che i beneficiari avevano «falsamente attestato i requisiti richiesti per poter usufruire del finanziamento. In particolare gli immobili risultavano già in precarie condizioni strutturali prima dell’evento sismico e non erano idonei a ospitare attività produttive già prima degli eventi sismici». La Guardia di Finanza, diretta dal comandante provinciale Sergio Lancerin, ha svolto oltre 100 ispezioni su immobili appartenenti a imprese o persone fisiche della provincia che avevano inoltrato domande alla Regione Emilia-Romagna per rientrare tra gli assegnatari dei fondi concessi per la ricostruzione o riqualificazione dei beni danneggiati.

L’occhio attento degli ispettori della Compagnia di Ferrara, del Nucleo di Polizia tributaria di Ferrara e della Tenenza di Cento ha accertato che circa il 30% delle istanze di contributo controllate sono irregolari.

Nel confronto fra imprenditori e privati sono stati questi ultimi - precisano i finanzieri - a presentare il numero più alto di domande illecite (70% contro il 30%) mentre la somma degli importi richiesti risulta più consistente per le attività produttive. L’intervento delle Fiamme gialle ha ridotto in modo considerevole il peso economico degli atti ritenuti truffaldini a carico delle casse pubbliche.

Dei circa 10 milioni di euro, secondo la Gdf, richiesti da chi non ne aveva titolo, 7 milioni sono stati revocati prima dell’erogazione. Per i 3 milioni già elargiti sono state avviate procedure di recupero già in fase esecutiva per oltre 1 milione di euro. Per valori equivalenti al maltolto sono stati richiesti sequestri, in parte già eseguiti, su beni immobili, autovetture e conti correnti. La Corte dei Conti è stata attivata per la contestazione e il ristoro dei danni erariali provocati dagli indagati.