Candidature sull'asse Roma-Ferrara

L'aula parlamentare di Montecitorio

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulle scelte in vista delle elezioni politiche del 4 marzo

FERRARA. Ultimo giro di panettone. Da domani i tavoli della politica saranno riapparecchiati con i moduli per le candidature, i conti, i sondaggi e gli umori sulle elezioni del 4 marzo. Un occhio al territorio, l’altro alle segreterie nazionali che da destra a sinistra hanno l’ultima parola sui nomi. L’ultima, e in alcuni casi la prima. Vedi l’indicazione data da Matteo Renzi di avere tutti i big del partito in corsa nei collegi della Camera, mentre egli opterebbe per il Senato, idea che spingerebbe il ministro Dario Franceschini verso Ferrara. Vedi lo stop imposto da Matteo Salvini ai consiglieri regionali, che rafforza Alan Fabbri nella scelta di saltare un giro in attesa delle Comunali 2019 in città. Potrebbe invece provarci la comacchiese Maura Tomasi. In lista? O all’uninominale, dove pure vige la regola dell’equilibrio maschio/femmina? E l’azzurra Paola Peruffo?

Interrogativi che restano sospesi, in attesa di una schiarita sulla divisione dei collegi (e sul programma comune, se mai ci sarà) nel centrodestra. Berlusconi, Salvini e Meloni potrebbero incontrarsi già domani, prima di fare i conti anche con i centristi di Fitto e Cesa da cui ha preso le distanze il ferrarese Vittorio Sgarbi, bollandoli con un caustico “bad company di riciclati”.

In casa Pd, probabile un posto per la deputata uscente Paola Boldrini nel proporzionale, mentre la senatrice Maria Teresa Bertuzzi, al secondo mandato, ha espresso da tempo l’intenzione di non ricandidarsi. L’equilibrio di genere, che nelle regole interne dei democratici si traduce anche in un’alternanza rigorosa nell’ordine di lista, potrebbe favorire anche la sindaca di Vigarano Barbara Paron. In calo le chance dell’assessore regionale Patrizio Bianchi, non fosse altro che per il comprensibile altolà del governatore Stefano Bonaccini ai membri della sua squadra. Senza una norma ad hoc - ormai non può più arrivare – resta fuori dai giochi il primo cittadino di Argenta, Antonio Fiorentini, che come tutti i sindaci di città con più di ventimila abitanti è tecnicamente ineleggibile. Certo non può essere replicata la forzatura dell’imolese Daniele Manca che nei giorni scorsi si è dimesso per sfidare la sorte, certo di una candidatura (probabilmente al Senato, in posizione di vertice nel plurinominale che comprende anche Ferrara) e confidando in un giudizio benevolo dei parlamentari a cui è riservata la potestà di ratificare comunque l’eventuale elezione. Nessun impedimento tecnico, al contrario, per il sindaco di Ostellato, Andrea Marchi, che piuttosto sconta un problema di posizionamento, una questione significativa anche per l’orlandiano Massimo Maisto, vicesindaco e assessore alla cultura di Ferrara. Impensabile un ritorno in pista di Alessandro Bratti che appena sei settimane fa ha lasciato la Camera per assumere l’incarico di direttore generale dell’Ispra.


Pesi e contrappesi. Verifiche su appoggi attesi e sbarramenti certi, e lavorio ai fianchi. Sottotraccia. I democratici ferraresi si troveranno a breve con l’intento di presentare una rosa di nomi per la direzione nazionale che si riunirà la prossima settimana, e con la consapevolezza che il vertice romano potrebbe anche sparigliare le carte.


A sinistra, Liberi e Uguali ha composto il coordinamento provinciale della lista-coalizione che martedì consegnerà le proposte del territorio all’assemblea regionale convocata a Parma. A dispetto dell’attivismo notevole degli ultimi giorni, pare non ci sia l’ex assessora all’istruzione Annalisa Felletti, a cui in maggio Tagliani ha dato il benservito. Ma anche nella formazione guidata da Pietro Grasso, le decisioni spettano al nazionale.


Fuori dagli schemi i Cinque Stelle che continuano ad affidare la selezione alla rete, con la novità di aver aperto il casting anche ai non iscritti. Hanno raccolto in campo nazionale novemila adesioni, alcune decine per i collegi ferraresi. Con due certezze. Che il parlamentare di Finale Emilia, Vittorio Ferraresi, è pronto a tentare il bis, nel collegio maggioritario “del cratere” - quello che tiene insieme Alto Ferrarese e Bassa Modenese, Carpi e Soliera escluse – o, con maggiori probabilità, nel più ampio plurinominale Ferrara-Modena. E che non ci saranno gli altri volti noti, i consiglieri comunali pentastellati che per regola interna non possono aspirare al Parlamento.


Tre settimane al termine ultimo per depositare le candidature: il tempo stringe. I dirigenti di partito fanno e rifanno i conti, compulsano i sondaggi, fiutano l’aria. Ma è un terno al lotto, lo sanno. La variabile del “voto utile”, che oggi gli analisti non hanno strumenti per misurare, a mio avviso sarà più determinante che mai. Un’incognita innescata dai meccanismi del Rosatellum che ha reintrodotto i collegi maggioritari in un Paese riaggregato in forma tripolare e impone di scegliere lista e candidato per l’uninominale con un’unica croce, a pacchetto chiuso. Quanti elettori che oggi rispondono ai sondaggisti di preferire questo o quel partito (perché tale è la domanda posta), nell’urna si lasceranno invece attrarre dalla persona che ispira maggiore fiducia, a prescindere dall’appartenenza politica, e voteranno in maniera diversa? Tanto più se l’alfiere del proprio schieramento dovesse avere poche o nessuna chance... In quanti deciderebbero allora di far contare pienamente il proprio voto scegliendo tra i due favoriti? Una quota significativa di elettori, soprattutto tra i “moderati”, io credo. Con buona pace del proporzionale.
Buona domenica.
 

Luca Traini

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