È caccia ai medici dell’emergenza

La carenza ormai è conclamata e in Regione si cercano soluzioni praticabili

Mancano medici specialisti dell’emergenza. Per anni a lanciare l’allarme sono state le associazioni di categoria, come la Fimeuc, promotrice di una lotta che ha contribuito a far nascere le Scuole di specializzazione in Medicina di Emergenza e Urgenza. Una è stata aperta anche a Ferrara e l’anno scorso ha completato la formazione dei primi specialisti iscritti a Unife.

Il problema del reclutamento di queste figure professionali si sta manifestando in modo sempre più evidente man mano che una intera generazione di medici entrata in reparto con la nascita del Servizio sanitario nazionale si sta avvicinando all’età della pensione. «Non siamo ancora arrivati al “picco” delle fuoriuscite, ma quando ci arriveremo - dicono gli addetti ai lavori - se non saremo attrezzati per formare specialisti preparati in questa disciplina ne risentiranno i settori più delicati e importanti dell’assistenza sanitaria». Pronto soccorso, medicine d’urgenza, 118 sono i servizi che rischiano di trovarsi sguarniti di personale. Da qualche tempo la campanella è suonata anche in Regione e periodicamente i dirigenti dell’assessorato incontrano i rappresentanti sindacali per raccogliere dati e idee su come affrontare il “nodo” della carenza d’organico. Negli uffici dell’Emilia Romagna i rappresentanti dei sindacati medici hanno avuto un nuovo faccia a faccia col direttore generale dell’assessorato regionale alla Sanità, Kyriakoula Petropulacos. Per la Regione l’impegno a individuare soluzioni (ad esempio stabilizzazioni del personale e sostegno alle scuole di specialità) per potenziare l’organico dei reparti di emergenza degli ospedali sta diventando una priorità, perché al fattore anagrafico (i medici che vanno in pensione) si aggiunge la calante attrattiva di una specializzazione molto esposta sotto il profilo della responsabilità penale (molte cause legali vengono avviate contro medici dei pronto soccorso o dei reparti d’emergenza urgenza) «ma retribuita come altre funzioni mediche che vanno incontro a minori rischi dal punto di vista professionale». Questa carenza di professionisti specializzati si è sentita negli ultimi anni anche a Ferrara. Nel pronto soccorso del Sant’Anna il personale è stato aumentato e oggi, al mattino e al pomeriggio, sono aperti quattro ambulatori. Non sempre «chi aspetta al pronto soccorso se ne accorge, perché nei giorni di grande afflusso l’attesa si allunga, ma il risultato c’è stato», spiega un medico dell’ospedale.

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