Lite sui costi del polo di Cona Fondi-rebus per 100 milioni

Il M5S: quei soldi servivano per finanziare l’opera e non sono arrivati, c’è un buco nei conti La Regione: tutte falsità, ma per il finanziamento Inail da 65 milioni copertura prudenziale

La travagliata storia dell’appalto dell’ospedale di Cona, durata quasi 16 anni, è fatta anche di quesiti rimasti a lungo in un limbo. Dei 281 milioni di euro spesi per la realizzazione del Nuovo Sant’Anna un centinaio non sono ancora rientrati nelle casse di ospedale e Regione (l’ente che finanzia la sanità locale): si tratta di due somme importanti attese da un ente pubblico, l’Inail, e da un’operazione di mercato con cessioni di beni a privati, che - insieme - avrebbero dovuto coprire dall’esterno oltre un terzo dei costi dell’appalto.

Sul destino di questi fondi ieri è andato in scena un durissimo botta e risposta a distanza fra Regione e M5S. I grillini, attraverso una interrogazione della consigliera regionale Raffaella Sensoli, hanno esposto i loro dubbi su un possibile «buco di bilancio dell’azienda Sant’Anna da 100 milioni di euro» con richieste di chiarimento che arriveranno anche sul tavolo della magistratura, attraverso un esposto preannunciato nel corso di una conferenza stampa convocata a a Palazzo municipale. «Accuse a dir poco fantasiose e totalmente infondate», ha replicato nel pomeriggio la Regione.


La questione non è nuova. “La Nuova Ferrara” aveva a suo tempo evidenziato con alcuni articoli, già nel 2016, l’assenza di informazioni ufficiali sull’esito del contratto che l’azienda ospedaliera aveva firmato con l’istituto infortuni sul lavoro. Anche la mancata concretizzazione dei proventi da alienazioni immobiliari è stata trattata in una serie di altri servizi.

IL MAXI-APPALTO. Il M5S, ieri, ha elencato nell’interrogazione le spese a copertura dell’appalto del polo di Cona, affidato nel 2006 al consorzio Prog.Este. I 137.2 milioni di euro stanziati 12 anni fa per sostenere i costi di costruzione (una settantina erano già stati spesi per il primo blocco realizzato dalla CoopCostruttori, poi fallita) sarebbero stati finanziati con 30 milioni di euro da incassare con la vendita di una parte dell’ex Sant’Anna di corso Giovecca, con 65.2 milioni di euro promessi dall’Inail (l’ente avrebbe dovuto acquistare un’ala del nuovo ospedale riscuotendo in cambio un canone d’affitto per circa tre decenni, con riscatto finale) e con 42 milioni di euro effettivamente erogati dal consorzio Prog.Este (capofila Cmb di Carpi), da rimborsare in 30 anni attraverso l’affidamento allo stesso consorzio della gestione dei servizi non sanitari (contratto, oggi, sottoposto a procedura di revisione).

«FONDI “FANTASMA”».Rispetto al piano di finanziamento originario mancano quindi circa 100 milioni, dice il M5S, che avrebbero dovuto essere garantiti dal contratto con l’Inail e dalle cessioni immobiliari. «Per questi fondi si fece ricorso ad anticipazioni di cassa da parte della Tesoreria dell’ospedale, allora gestita da Carife», ha spiegato Raffaella Sensoli. I 65 milioni promessi dall’Inail si sono dissolti nel 2012 quando l’Istituto - riporta l’interrogazione - ha ritenuto «di non poter dare esecuzione al contratto di compravendita in riferimento alla presunta incapacità antisismica» di una parte dell’immobile.

«CONSIGLI IGNORATI». L’allora responsabile amministrativo del procedimento, Marino Pinelli, prosegue l’interrogazione, sollecitò nel 2012 la direzione amministrativa e la direzione generale dell’azienda ospedaliera a «resistere in giudizio» per «infondatezza delle motivazioni addotte dall’istituto» e segnalò la cosa anche alla Regione (il presidente, allora, era Vasco Errani). Ma nessun provvedimento, ha aggiunto la consigliera pentastellata, «è stato poi assunto dall’amministrazione ospedaliera».

Così, ha argomentato Sensoli, «si è trasformata un’anticipazione di cassa, cioè un debito autorizzato nella presunzione di una entrata (Inail) in un credito nei confronti della Regione, senza alcun impegno di questa e, comunque, in carenza dei finanziamenti sostitutivi». Il M5S ipotizza la possibilità di «un debito fuori bilancio», chiede di procedere contro «i funzionari» eventualmente responsabili, sottolinea che nel 2015 l’allora direttore generale del Sant’Anna (era già in carica Tiziano Carradori, che ha sostituito nel 2015 Gabriele Rinaldi) approvò il “collaudo dell’opera” comunicando alla Regione il “no” dell’Inail ma evidenziando, nello stesso documento, il finanziamento promesso da 65.2 milioni. Per Sensoli ce n’è abbastanza per chiedere se quelle anticipazioni di cassa hanno in qualche modo «pesato sul fallimento di Carife» e sulle «conseguenze sofferte dai risparmiatori».

«MA I SOLDI CI SONO». Dai palazzi della Regione, nel giro di poche ore hanno risposto con un aspro comunicato. «Nessuna sofferenza di bilancio o di cassa è stata indotta sull’azienda ospedaliera, né dal punto di vista economico né finanziario - afferma l’assessorato alle Politiche della Salute - e i tempi di pagamento dei fornitori sono in linea con i parametri di legge». Sui 65 milioni dovuti dall’Inail «la Regione ha provveduto ad anticipare la somma prevista a carico dell’Istituto all’azienda ospedaliera e i rapporti con l’Istituto sono proseguiti e proseguono positivamente. A giugno Inail ha ribadito il proprio interesse a compartecipare alle spese per la costruzione del nosocomio ferrarese e, attualmente, sono in corso le valutazioni tecniche di idoneità».

IL PARACADUTE. E in assenza di un accordo? «Nel bilancio sanitario regionale sono state comunque accantonate risorse, a scopo prudenziale, per fronteggiare anche un eventuale esito non positivo del cofinaziamento Inail, per un importo pari a 65 milioni», precisa la Regione. Una corretta gestione delle variabili di bilancio «evita che ciò si traduca in effetti negativi di alcun tipo, tantomeno su soggetti esterni quali sono le banche», aggiunge l’assessorato.

Per i 30 milioni da alienazioni «la Regione, con la legge 14/2010, ha erogato finanziamenti in conto capitale all’azienda ospedaliera, appunto per un ammontare di 30 milioni di euro». I proventi da cessioni, se e quando saranno realizzati, saranno «uno strumento per disporre di ulteriori risorse per investimenti futuri».(gi.ca.)