A rischio il voto in città per gli studenti fuori sede

Gli studenti fuorisede di Unife, al pari dei lavoratori che risiedono altrove, vedono a rischio la possibilità di andare alle urne in città, con la conseguenza di doversi sobbarcare lunghi e costosi...

Gli studenti fuorisede di Unife, al pari dei lavoratori che risiedono altrove, vedono a rischio la possibilità di andare alle urne in città, con la conseguenza di doversi sobbarcare lunghi e costosi viaggi per esercitare il loro diritto di voto, e magari perdere un esame. C’è infatti incertezza sulla possibilità di seguire anche in questa consultazione elettorale la strada più semplice per risolvere il problema, cioè proporsi come rappresentanti di lista e votare quindi in quel seggio. «A quanto ci risulta non è possibile farlo, a differenza del recente referendum costituzionale, per una questione legata alla composizione dei collegi - riferisce Francesco Ganzaroli, rappresentante di Link - e parecchi studenti sono in difficoltà. Abbiamo già posto la questione a livello regionale, per cercare una soluzione comune, e nel frattempo ci siamo attivati con il Senato accademico e il rettore per chiedere la sospensione dell’attività didattica il 5 marzo, giorno successivo alle votazioni». Risulta che alcuni Dipartimenti abbiano già provveduto in questo senso, Biotecnologie ad esempio, proprio per non penalizzare gli iscritti costretti a lunghi trasferimenti, ma i rappresentanti studenteschi premono per uniformare la situazione in tutto l’ateneo.

Le difficoltà nell’utilizzare l’escamotage dell’iscrizione tra i rappresentanti di lista, per aggirare appunto l’impossibilità a votare al di fuori del proprio comune di residenza, risultano anche al Pd, che si sta attivando anche a livello regionale per chiarirne i motivi. È chiaro che in una università come Unife, dove gli studenti fuori sede a lungo raggio (Puglia e Sicilia, in particolare) sono la grande maggioranza dei non ferraresi, il problema è molto sentito. Non sono invece cambiate le regole sui permessi e assenze dal lavoro in occasione delle elezioni, e dei rimborsi previsti per chi appunto deve sposarsi per votare.