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Sul ring del Castello due campioni di fair play politico

Sgarbi, il critico d'arte: uno di noi sarà ministro, fingiamo di combatterci. Franceschini, il ministro: lui è così bravo in arte, peccato faccia politica

Mostra collezione Sgarbi-Cavallini, vernissage con politici e vip

FERRARA. «I due possibili ministri alla Cultura», per dirla con Vittorio Sgarbi in conferenza stampa, con riferimento a se stesso e a Dario Franceschini; o anche due candidati tanto stimati da essere «felice di votare a Milano, così non avrò crisi di coscienza», confessava Elisabetta Sgarbi nel pomeriggio, in Castello. La campagna elettora ...

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Mostra collezione Sgarbi-Cavallini, vernissage con politici e vip

FERRARA. «I due possibili ministri alla Cultura», per dirla con Vittorio Sgarbi in conferenza stampa, con riferimento a se stesso e a Dario Franceschini; o anche due candidati tanto stimati da essere «felice di votare a Milano, così non avrò crisi di coscienza», confessava Elisabetta Sgarbi nel pomeriggio, in Castello. La campagna elettorale ha vissuto ieri una giornata anomala, imperniata sui duetti tra il ministro in carica e il suo più accreditato successore in caso di vittoria di Berlusconi: alle urne l’uno contro l’altro, in liste contrapposte, Franceschini e Sgarbi sono apparsi in pubblico quasi a braccetto. Galeotta fu la mostra delle collezione Cavallini-Sgarbi, vero luogo dell’anima non solo del critico di Ro ma anche della sorella, editrice di Franceschini (e del capolista Pd alla Camera, Piero Fassino, pure presente ieri), che ha fatto breccia nella più prestigiosa location cittadina dopo le frizioni degli anni scorsi grazie anche ai buoni uffici del ministro. Il sindaco Tiziano Tagliani ha addirittura detto che «abbiamo modificato una legge per poter fare questa mostra, perché c’erano problemi di spese di rappresentanza». Elisabetta si era limitata a ringraziare Franceschini, da editrice, «prima di lui pochissimo era stato fatto per i libri».

Ferrara, La Collezione Cavallini Sgarbi



A parlare di mostra da “larghe intese”, citando l’Ariosto («in Toscana da commissario antimafia, come Grasso»), è stato Sgarbi: «L’arte unisce e indica le grandissime intese, Ferrara è la capitale dell’anima, dove tutto è accaduto. Io e Franceschini fingiamo di combatterci, ma ci ritroveremo assieme nell’altro mondo», uniti dall’amore per l’arte. In ballo c’è anche la possibilità di rendere permanente la mostra, evocata da Elisabetta («è un punto di partenza e non di arrivo, un incontro ancora più profondo tra collezione e città»), e che Franceschini ha sfumato in «chissà cosa succederà, che non sia solo una mostra». Per non lasciare il solo retrogusto dolciastro alla giornata, il ministro ha lasciato cadere la battuta: «Sgarbi è così bravo quando parla d’arte, che è un peccato concederlo alla politica». Poi si è fatto guidare nel cuore delle passioni di un’intera famiglia. (s.c.)

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