Assistenza anziani 1.500 euro al mese per una badante

Le testimonianze: lusso impossibile con pensioni minime Ricci (Sanità oggi): bisogna attivare i contributi pubblici

Ferrara è un territorio anziano, in cui il ricorso alle assistenti domestiche, familiarmente chiamate “badanti” è una realtà consolidata. Quanto costa assumere in regola una badante? E quali sono le norme contrattuali? Abbiamo raccolto due testimonianze, tenendo conto che c’è chi mette in evidenza l’esigenza di contributi pubblici per sostenere il costo di questa assistenza. La prima testimonianza è quella del signor Vittorio, che si considera tutto sommato “fortunato” perché la mamma, 97 anni, è una pensionata statale che usufruisce di una pensione di oltre duemila euro. Vive in un appartamento di proprietà, con una stanza e un bagno da riservare alla badante, assunta in regola h24. E i conti sono presto fatti: 1100 euro al mese, più i festivi, più i contributi (410 euro ogni tre mesi), l’alloggio e un’integrazione di altre 100 euro mensili per le spese personali del vitto. Attualmente l’assistente domestica ha 3-4 ore libere al giorno, più il sabato pomeriggio e la domenica. «Siamo sempre riusciti a provvedere all’assistenza di mia mamma con la sua pensione, senza intaccare i risparmi, ma se mia madre avesse percepito una pensione minima non sarebbe così. Ricorrere alla strutture protette non è così immediato, senza considerare che mia mamma ha espresso la precisa volontà di voler morire nella sua casa».

Stipulare un contratto prevede dei doveri, ma anche dei diritti. La badante precedente, spiega Vittorio, è stata licenziata per giusta causa per non essere rientrata dall’Ucraina nel giorno stabilito. Da tre mesi la mamma è seguita da un’altra badante, con un contratto h24. «Mia madre ormai non si muove dal letto e non interagisce con le altre persone - conclude Vittorio - Il lavoro effettivo, per la badante, è di cinque-sei ore al giorno per provvedere alle necessità essenziali. Io vado tutti i giorni a trovare mia mamma, qualche volta dormo da lei: se il contratto è h24, l’impegno effettivo è molto più limitato».


La signora Emanuela invece vive una situazione completamente diversa. Da quando ha perso il lavoro ha rinunciato alla badante per assistere lei stessa la mamma e la suocera, entrambe non autosufficienti. Prima aveva assunto in regola un’assistente solo per le ore diurne, a circa 1.200 euro al mese comprensivi di vitto e alloggio (colazione, pranzo e cena), due ore e mezzo di riposo tutti i pomeriggi dalle 13.30 alle 16 e libertà dal servizio dalle 20 alle 8, oltre il sabato pomeriggio e la domenica.

Ma per una famiglia con un anziano non autosufficiente, fa notare la signora Emanuela, le spese non si esauriscono certo con la badante: ci sono i prodotti parafarmaceutici, i pannoloni («me ne vengono forniti 90 ogni tre mesi, una quantità insufficiente»), per non parlare delle lavatrici («a casa mia ce ne sono sempre due in funzione a ciclo continuo») e dei prodotti alimentari mirati. Tante piccole-grandi “Leggi di Stabilità” a cui sono chiamate a sottoporsi migliaia di famiglie. Una lotta con il bilancio silenziosa ed estenuante, spesso giocata sul filo delle cifre per far quadrare i conti, soprattutto da parte di chi ha scelto una gestione alla luce del sole, con contratti in regola.

«Dovrebbero essere Comuni e Asl ad aiutare queste famiglie - afferma Andrea Ricci, presidente dell’associazione Sanità oggi Ferrara - perché l’assistenza domiciliare sostituisce di fatto un servizio pubblico. Le leggi ci sono, bisogna applicarle».

Alessandra Mura