Pronto soccorso L’Asl cerca medici in libera professione

Scarseggiano i camici bianchi specializzati nell’emergenza  Trasferimenti e assenze giustificate hanno scoperto i ruoli

Nella sanità pubblica, ormai, sono considerati merce rara. Per reperire specialisti dell’emergenza sanitaria non è più sufficiente pubblicare bandi, indire concorsi e annunciare ai quattro venti la volontà di assumere personale a tempo indeterminato (contratto che per la sua durata è anch’esso merce rara in tempi di “lavoro liquido”). E allora anche le funzioni che rappresentano l’anima del servizio pubblico, come il pronto soccorso di un ospedale, iniziano ad allungare lo sguardo oltre il recinto del rapporto di lavoro classico.

Proprio in questi giorni Asl e Sant’Anna hanno pubblicizzato la ricerca di medici da impiegare anche nell’ambito dell’emergenza-urgenza per ricoprire incarichi che restano vacanti per mesi. Le conseguenze di questa situazione sono note: aggravio del carico di lavoro per il personale in servizio e rischio di un possibile peggioramento della qualità della prestazione.


«L’unica soluzione» per dare una risposta, in questo momento, alla fame di competenze professionali irreperibili a breve sul mercato locale, come spiega l’azienda Usl, è rappresentata dal conferimento di incarichi in libera professione. Non è la prima volta che in sanità si ricorre a questa formula per tamponare carenze in uno dei ruoli più delicati dell’assistenza sanitaria.

I motivi sono molteplici e li elenca la stessa azienda territoriale. L’antefatto è che nel 2017 è stata avviata dall’ospedale Sant’Anna una ricerca con concorso di personale specializzato.

Hanno risposto una ventina di camici bianchi ma solo la metà si è resa concretamente disponibile ad assumere l’incarico. Quasi tutti i medici interessati (8 su 9) erano fra l’altro già dipendenti dell’azienda ospedaliera ma con contratti a tempo determinato e alla fine, chi prima chi poi, dovrebbero entrare in organico con ingaggi a lunga scadenza (alcune assunzioni sono già andate a regime). Nei ranghi dell’Asl, interessata all’esito del bando come il Sant’Anna, nel frattempo si sono aperti diversi “buchi”, in particolare a Cento, ma anche ad Argenta e al Delta. Un medico con contratto a tempo determinato si è spostato da Argenta all’ospedale del Delta, un altro ha lasciato l’ospedale di Cento, una professionista in servizio all’ospedale del Delta ha chiesto il congedo per maternità, di due medici attesi da altri ospedali inoltre ne è arrivato uno solo (da Feltre per il Delta). Uno specialista, sempre al Delta, è stato trasferito per inidoneità ad un altro dipartimento. La «criticità» è anche legata all’entrata a regime della riforma sull’orario di lavoro che impone periodi di riposo rigidi tra un turno e l’altro. In carenza di «risorse mediche per fronteggiare queste necessità» è stata indetta quindi la procedura per il conferimento di incarichi in libera professione che di fatto consentiranno di soddisfare temporaneamente le esigenze di adeguamento dell’organico per i servizi diurni e le guardie notturne festive e prefestive. “Tappabuchi” in camice bianco, ma con tanto di specializzazione nelle discipline dell’area medica e chirurgica. Le candidature arriveranno (forse) da professionisti attualmente disoccupati o in servizio precario presso strutture nelle quali non vogliono restare oppure da titolari di contratti universitari.

È stato già nominato il collegio tecnico che effettuerà la selezione, composto da due dirigenti del servizio di pronto soccorso e da un esperto in materie amministrative. Per il colloquio dei candidati è stata fissata la data del 22 marzo 2018. (gi.ca.)



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