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A Codigoro vincono i vandali

La stazione ferroviaria di Codigoro

Aperta solamente una piccola sala d’aspetto che è ormai devastata. E a rimetterci sono i pendolari

CODIGORO. Due panchine di legno che ricordano quelle delle sale d’attesa di inizio Novecento. È l’arredo dell’unica stanza aperta nella stazione di Codigoro, una delle più importanti della linea Fer che porta a Ferrara, cui si aggiunge un cestino dei rifiuti pieno di bottiglie di birra e pacchi di sigarette certo non lasciati dai pendolari del mattino. Il puzzo di escrementi entra nel naso ed è facilmente intuibile il perché i viaggiatori preferiscono stare fuori, al freddo evento gelido di ...

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CODIGORO. Due panchine di legno che ricordano quelle delle sale d’attesa di inizio Novecento. È l’arredo dell’unica stanza aperta nella stazione di Codigoro, una delle più importanti della linea Fer che porta a Ferrara, cui si aggiunge un cestino dei rifiuti pieno di bottiglie di birra e pacchi di sigarette certo non lasciati dai pendolari del mattino. Il puzzo di escrementi entra nel naso ed è facilmente intuibile il perché i viaggiatori preferiscono stare fuori, al freddo evento gelido di questi giorni e in generale di tutto l’inverno nella Pianura Padana. I vandali, certo, gente che non ha meglio da fare che rompere ventri e porte e portare via anche gli infissi e tutto l’arredo possibile. «Ma possiamo continuare a lasciare nelle mani di pochi il destino di servizi così importanti? - lamentano ancora una volta i pendolari che pagano abbonamenti e biglietti -. Le stazioni andrebbero valorizzate, dovrebbero tornare a essere luoghi di incontro importanti. E invece guardate come sono ridotte». Chiusa la biglietteria cosi come tutto il primo piano che una volta ospitava gli alloggi dei ferrovieri che potevano restare a dormire in attesa del turno di metà notte. Chiusi i bagni e ogni accesso all’interno, fatta salva una piccola sala dove forse qualcuno ha forzato la porta cercando riparo.

Degrado a Codigoro, stazione in balia dei vandali

E con l’arrivo della bella stagione, certamente si aspetterà il treno con meno disagi, peccato però che non ci sia nemmeno un posto a sedere, una panca per le persone anziane, le donne incinta o chiunque non possa o non voglia restare in piedi. «Qualcuno si deve assumere delle responsabilità - si fa portavoce Stefano Cinti -. Da una parte spingono a che la gente torni a prendere il treno, puntano sul turismo su rotaie. Bella roba, aspettiamo qui tra ghiaccio e puzzo, pagando per giunta. Non hanno soldi, non ci sono risorse. Allora cosa facciamo? È questione di scelte. Provate a pensare quante persone viaggiano su un treno lasciando così la macchia a casa». E qualcuno lancia l’idea: «Datele in gestione, fate aprire un bar o un circolo all’interno, cerchiamo di ridare vita a queste strutture magari coinvolgendo associazioni, dando i locali in comodato d’uso gratuito».

Al momento la priorità resta quella di sistemare almeno la sala d’attesa, con un minimo di riscaldamento d’inverno e aria condizionata d’estate così come i servizi igienici, pensando soprattutto a quella fascia di persone che arriva per le escursioni nel Parco del Delta: «Puntano sul turismo sulle due ruote. Certo. E cosa gli offriamo?».

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