Tutti a cena per aiutare la piccola Bea a volare

Una bambina di 5 anni affetta da spina bifida ha bisogno d’aiuto. Cordata di solidarietà per acquistare un montascale per la sua casa

PORTOMAGGIORE. Beatrice ha 5 anni e sorride sempre. Alle volte si arrabbia anche, a dire il vero, e lo fa quando non riesce ad arrivare dove vorrebbe perché per muoversi ha sempre bisogno di qualcuno. La piccola Bea è nata con la spina bifida malformazione congenita che interessa la colonna vertebrale e non può camminare. Più diventa grande più la sua vita in qualche modo si complica e certo non è facile per la sua mamma Barbara e per tutte le persone che le sono vicine affrontare le difficoltà quotidiane soprattutto in una società dove le barriere fisiche e mentali non sono state certo abolite. «Da quando ho saputo della malattia della Bea non faccio che lottare, bisticciare, combattere - racconta mamma Barbara - Sono stanca, ma vado avanti. Questa volta ho bisogno dell’aiuto di tutti: devo prendere un montascale perché non ce la faccio più a portare la Bea a letto. Aiutateci, lei merita il mondo». La casa dove la piccola vive è su due piani, «l’Ausl ci ha passato una sedia con tre ruote così da poter salire le scale, ma è davvero pesante e difficile da gestire anche perché c’è una sorta di angolo da fare e io non riesco». Insomma, serve un montacarichi perché la bimba ha diritto di muoversi bene almeno a casa sua. Il costo minimo è di circa 10mila euro e i soldi vanno trovati. La prima a rispondere l’Avis di Portomaggiore che ha organizzato il tour di beneficenza “Le ali di Bea” al ristorante Al Baruffino di Portoverrara: il 25% dell’incasso di ogni serata sarà destinato all’acquisto del montacarichi.

«Ci sono persone che per noi hanno sempre fatto e fanno tanto – continua la signora Barbara – Nel tempo ho imparato a non portare tutto sulle mie spalle ma ad appoggiarmi anche agli altri, perché la mia bambina ha bisogno di tanto e io voglio riuscire a darglielo. Bea è speciale, è tanto forte ma anche fragile e renderle la vita più facile è la missione mia e della mia famiglia». Permettere a Beatrice di sorridere è una sorta di scalata. Dal parcheggio per i disabili davanti alla scuola all’accesso alla scuola di musica e in generale a tutte le attività che una bimba di cinque anni dovrebbe poter fare liberamente. Perché è vero, alla fine mamma Barbara aiutata dagli altri genitori le sue battaglie le ha vinte. Ma la domanda è: perché bisogna lottare? Perché bisogna arrivare a preparare striscioni, ad alzare la voce, a non dormire la notte per dei diritti che dovrebbero essere acquisiti? Perché con tutti i posti disponibili c’è sempre qualcuno che posteggia in quello riservato? Aiutiamo Beatrice e tutte le persone come lei abolendo prima di tutto le nostre, di barriere.