L’acqua “risparmiata” dai campi

Scaramagli (Confagricoltura): da valorizzare l’impronta idrica

«Bisogna investire in ricerca per intervenire in maniera innovativa per le carenze di acqua ed i fenomeni di siccità dovuti ai mutamenti del clima e per favorire l’uso razionale ed efficiente della risorsa idrica nei settori agricolo, industriale e domestico; c’è poi la necessità di migliorare l’utilizzo delle acque reflue, che è una delle sfide più importanti dell’economia circolare». Lo ha sottolineato Confagricoltura in occasione della ‘Giornata mondiale dell’acqua’. «Quest’anno il tema era ‘Nature for Water’ e l’invito, quello di fruire delle soluzioni che si trovano in natura per ridurre le inondazioni, la siccità e l’inquinamento delle acque. Al centro, quindi, agricoltura e forestazione, che presidiano e tutelano più del 70% del territorio italiano». «Molto si può fare per ridurre l’uso dell’acqua in agricoltura - specifica Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura Ferrara - avendo però sempre consapevolezza che il settore primario non consuma acqua, perché quella impiegata nell'uso irriguo non fuoriesce dal ciclo idrologico naturale; difatti un’elevata percentuale d’acqua prelevata dalle fonti idriche viene restituita al sistema ambientale, a valle dei processi produttivi. Il discorso sull’acqua è strettamente connesso a quello del suolo, per il quale è indispensabile l’attività degli agricoltori - aggiunge Scaramagli - il suolo è il più grande serbatoio di carbonio terrestre, immagazzina e filtra l’acqua e aiuta a fronteggiare inondazioni e siccità grazie alla sua naturale resilienza. In quest’ottica, va sottolineato come le aree rurali e forestali siano vere e proprie ‘infrastrutture verdi’ che possono contenere il dissesto idrogeologico».

Per tali motivi Confagricoltura invita a leggere con attenzione i dati che vengono diramati sull’impronta idrica di alcune produzioni agricole, «perché non tengono conto dei benefici economici, ambientali e sociali apportati dal settore primario». (a.t.)