Giro di caporalato scoperto con la morte del “tassista”

A novembre il tragico incidente in A13 del furgone con 12 braccianti a bordo Da lì sono partite le indagini che hanno portato alla luce i traffici di lavoratori

Ci è voluto un morto per far venire alla luce e poi stroncare il traffico di braccianti pendolari dal Veneto alle campagne del Ferrarese, dove lavoravano al ritmo di 14 ore al giorno. Il decesso si potrebbe considerare, per estensione, un incidente sul lavoro, visto che è accaduto sull’autostrada in occasione di uno dei tanti trasferimenti notturni del gruppo di lavoratori extracomunitari gestito dalla galassia di coop controllate di fatto dall’imprenditore marocchino mandato agli arresti domiciliari tre giorni fa a Verona, con l’accusa di caporalato. Da quell’incidente, alle porte di Ferrara Nord, è nata l’indagine veronese che prosegue ora con accertamenti sulle aziende agricole dove questi braccianti erano impiegati, tutte bel Basso Ferrarese.

Lahamar El Hassan, 61 anni, era alla guida del Ford Transit speronato nella notte tra il 25 e il 26 novembre 2017 da un’auto, e scaraventato nella scarpata. L’uomo era morto per le ferite riportate, ma a bordo del Transit gli agenti della Polstrada di Altedo, intervenuti sul posto per competenza, avevano trovato altre 12 persone, maghrebini, senegalesi e nigeriani: tutti erano rimasti feriti, tre in maniera grave, e ricoverati all’ospedale di Cona. La mezzanotte di sabato era passata da mezz’ora e quel gruppo di persone, compreso il conducente e proprietario del mezzo, stavano tornando da una giornata di lavoro nelle campagne ferraresi, in particolare in un allevamento avicolo colpito mesi prima da una epidemia, e che loro contribuivano a ripulire e sanificare. Situazione anomala, com’è subito balzato all’occhio degli agenti della Polstrada, che hanno cominciato ad indagare. Nei giorni successivi hanno fatto la spola con Cona per acquisire informazioni dai feriti, e pian piano, nonostante la prevedibile ritrosia dei diretti interessati, sono saltati fuori elementi tali da far pensare ad una gestione non lineare di questi rapporti di lavoro. Tutte le informazioni sono state trasmesse alla Procura di Ferrara, ed il pm Ciro Savino, dopo aver appurato che i braccianti venivano gestiti da cinque coop con sede nel Veronese, ha girato il fascicolo alla Procura scaligera. Le successive indagini della Guardia di Finanza di Soave hanno poi scoperto il giro da 1,2 milioni di euro d’intermediazione irregolare di manodopera, per la maggior parte maghrebini e nigeriani. Fatti dormire in case di campagna, fino a 30 alla volta, sia nel Veronese che in Emilia, e costretti a lunghi trasferimenti sempre con il furgone del deceduto, fino a 750 chilometri al giorno. I contratti con i quali venivano poi assunti nelle aziende in apparenza erano regolari, con la “garanzia” delle coop. (s.c.)


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