Baby gang. Il padre del ragazzino minacciato di morte: «Accerchiato da sei ragazzi. Quello è un vero branco»

Il padre del 13enne minacciato di morte per avere denunciato la baby gang: «Ho provato a parlare con uno di loro, ad un segnale sono arrivati tutti gli altri» 

La baby gang che terrorizza i ragazzini

Un’altra denuncia, e altre prove, se ve ne fosse bisogno per confermare il “terrorismo psicologico” e soprattutto le azioni della baby gang che da settimane rapina, minaccia, ricatta ragazzini delle medie, come il figlio 13enne di M., il padre che ha raccontato alla Nuova Ferrara di aver presentato la raffica di denunce, 5 in 15 giorni. La sesta è arrivata ieri mattina, depositata ai carabinieri: «Ho denunciato e raccontato nel dettaglio gli ultimi episodi. E soprattutto ho dato loro la “prova” della sfida che stanno mettendo in atto».

Si tratta di un messaggio che K., il 16enne che ha minacciato di morte il figlio 13enne, ha fatto girare sui social: «Devo andare a scuola a prendere uno». Succedeva appena un paio di giorni fa, lunedì scorso e allora M. e la moglie hanno fatto scattare la scorta. Avvertendo anche i carabinieri, presenti anche loro con auto civetta e in borghese. C’erano anche sabato scorso al luna park di San Giorgio, i militari che da giorni stanno eseguendo atti importanti (pedinamenti, controlli, perquisizioni) coordinati dalla procura dei minori, in stretto contatto con la pm Silvia Marzocchi che ha spiegato che «la vicenda è stata affrontata con immediatezza dalle forze dell’ordine con atti investigativi necessari».

Atti che hanno portato - da quanto si apprende - gli inquirenti a chiedere già provvedimenti. Perchè lo sfondo di questa vicenda non c’è solo bullismo: i bulli non rischaino il carcere per rapine, estorsione, minacce. «Lo ripeto da giorni, niente bullismo qui siamo davanti a episodi di criminalità, commessi da un vero e proprio branco». Lo dice M. con decisione, spiegando che sabato scorso ha avuto modo di incontrare K., il ragazzo che terrorizza e minaccia suo figlio: «L’ho incontrato al Luna park, mi ha quasi sfidato: io volevo parlargli quando all’improvviso, ad un segnale, sono stato accerchiato da altri 5/6 ragazzi come lui, il branco. Che mi chiedevano con fare minaccioso se avevo dei problemi. Io mi sono limitato a dare a K. il mio biglietto da visita e a dire: “Sono stato io a denunciarti, lascia stare mio figlio”. Ma ho avuto la percezione che quelli siano una vera banda organizzata. Come volete chiamarli? Non sono una baby gang?» E continua: «Io sono un avvocato, so di che parlo. E conosco anche i tempi tecnici della procedura minorile, le difficoltà a muoversi in questo campo. Ma mia moglie non lo sa, i miei figli terrorizzati nemmeno. Capisco vi siano reati più gravi da perseguire, ma occorre dare le risposte che aspettavano e gli inquirenti stanno dando. Ma come ripeto, non ci lamentiamo dell’omertà dei ragazzi, è più facile pagare il pizzo, qui come a Palermo, e non denunciare, i meccanismi sono gli stessi: noi abbiamo avuto il coraggio di farlo ed è iniziato il calvario».