Chiarezza sui conti del ponte

Auto sul ponte che collega Pontelagoscuro con Santa Maria Maddalena

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulla prossima chiusura stradale sul Po tra i comuni di Ferrara e Occhiobello

FERRARA. Ne è passata di acqua sotto la statale Adriatica da quando abbiamo sollecitato enti ed istituzioni ad attivarsi per fronteggiare i disagi inevitabili che la chiusura del ponte tra Ferrara e Occhiobello avrebbe comportato, questione che sino ad allora aveva fatto registrare solo un isolato intervento dei consiglieri regionali Dem. Le amministrazioni si sono poi mosse. Sono state sei settimane intense di vertici e trattative: riunioni tecniche con Anas, incontri con le Ferrovie per formalizzare la richiesta di fermate supplementari a Pontelagoscuro e Santa Maria, negoziazioni con Autostrade, tavoli attorno ai quali ragionare di un traghetto che sostituisca quel varco per pedoni e ciclisti che dalla sponda veneta hanno continuato a reclamare ma che non sarà possibile tenere aperto… Cosa manca? Concludere, su tutti i fronti, presto; trasformare i buoni propositi in provvedimenti operativi. E fare chiarezza sui costi.


Il caso del pedaggio dell’A13 è emblematico. L’intesa con la società Autostrade prevede il transito libero nella tratta Ferrara Nord – Occhiobello (e viceversa, si intende) durante i quattro mesi di cantiere per chi utilizzerà il telepass. Transito libero – attenzione – non gratuito. Risulta che le casse pubbliche pagheranno 150mila euro di rimborso per i mancati introiti. Centocinquantamila euro è la somma che la società incasserebbe su quel percorso se non ci fosse il cantiere: l’azienda li reclama perché non vuole guadagnare dalla chiusura del ponte, ma neppure rimetterci – si dice. Con un ragionamento che pare viziato da un equivoco, almeno stando a ciò che conosciamo. Il forfait coprirà solo i transiti sulle piste telepass, eppure è misurato su un totale che comprende anche la quota, preponderante, di incassi tradizionali.

Avrebbe senso solo ipotizzando che tutti, ma proprio tutti coloro che debbono attraversare il Po, si dotassero di telepass. Non succederà, ovvio. Potrebbe accadere invece che la somma dei transiti coperti da abbuono non raggiunga il valore di 150mila euro. E in quel caso? La società incasserebbe comunque l’intero forfait, o l’accordo prevederà una clausola di garanzia per gli enti pubblici? Altra domanda: il contratto con Autostrade prenderà in una qualche considerazione anche i flussi di traffico che transiteranno per le casse tradizionali? Si tratta di introiti che sommati ai 150mila fanno necessariamente sballare l’impegno dell’azienda a non volere un euro in più di quanto otterrebbe a ponte aperto.


È bene far chiarezza anche su chi, alla fine, dovrà pagare il conto. Saranno solo i due Comuni, gli enti che più si stanno esponendo nelle trattative? Interverranno le Regioni? O addirittura il Governo, come qualcuno spera? Sempre ammesso che un governo legittimato a garantire un simile investimento ci sia? Gli interrogativi non riguardano soltanto i 150mila euro, magari. In ballo ci sono anche le spese per un traghetto dedicato a pedoni e ciclisti e quelli per le navette che li portino ad imbarcarsi e li attendano allo sbarco. C’è, soprattutto, il pesante aggravio di chilometri per i bus del trasporto pubblico che dovranno lasciare la statale e imboccare l’Adriatica. Il mese scorso la maggioranza municipale ferrarese sosteneva che le maggiori spese non poteva ricadere sul bilancio della città, oggi è ancora dello stesso avviso? Ha individuato a chi poterle accollare? Sono state almeno stimate?


Gli accordi vanno chiusi presto. Allo stop al traffico mancano appena tre settimane e ogni giorno che passa cresce il rischio che i nostri enti locali finiscano per doversi accontentare.


Luca Traini