Tredici anni di Federico «Movente sconosciuto»

Anselmo alla presentazione del libro sull’omicidio: non mi chiedo più perché Le parole di Bergonzoni, il mancato perdono di mamma Patrizia ai poliziotti

Tredici anni sono trascorsi da quella tragica alba in cui venne ritrovato il corpo martoriato del diciottenne di Federico Aldrovandi, morto sotto i colpi di quattro agenti di polizia. Ma Federico resta vivo nella memoria dei familiari in primis, dei tanti amici, ma anche di chi, pur non avendolo conosciuto personalmente, prova pensieri per lui, esprime solidarietà, o pone la sua vicenda al centro di opere d’arte, teatrali, libri. E’ quello che ha fatto l’avvocato Fabio Anselmo, che ha seguito l’intera vicenda processuale e ha scritto un libro, “Federico”, edito da Fandango, presentato ieri davanti a una gremita sala dell’oratorio San Crispino presso la libreria Ibs+Libraccio. Oltre all’autore, hanno dialogato Patrizia Moretti, mamma di Federico, l’attore Alessandro Bergonzoni, moderati dal giornalista di Rai 3 Filippo Vendemmiati. In platea i figli di Valerio Verri e la sorella di Denis Bergamini.

«Il cono d’ombra che si è creato è stato la ragione della scrittura del libro», spiega l’autore rispondendo al giornalista, «e la carenza nelle indagini nei primi tre mesi l’abbiamo pagata. Ancora non sappiamo il movente di quel pestaggio, e negli anni mi sono chiesto il motivo anche in altri processi come quello Cucchi, Uva e tutti gli altri. Ora ho smesso di chiedermi il motivo, perché evidentemente c’era un problema. Venti casi circa di questo genere, e ho finito di chiedermi il perché, pur ponendomi sempre il problema. Il fatto è che è successo, continua ad accadere, ma ho smesso di chiedermi il motivo».


Vendemmiati ha ribadito come Federico fosse un ragazzo pulito, impegnato nel sociale, bravo a scuola, e «non un tossico, un ragazzo poco equilibrato come più volte è stato definito, cercando di fare un processo alla vittima e non ai colpevoli». Di «anime dannate che hanno dannato un’altra anima» ha parlato l’artista Bergonzoni, individuando nel potere il vero movente del pestaggio. «Alcuni personaggi di potere vogliono che le persone abbiano paura, e questo è un bel deterrente. Sono menti con grossi problemi, follia applicata al lavoro, a professioni dove il lavoratore dice io posso e non può succedermi niente».

Patrizia Moretti è commossa mentre parla, affermando che «costa tanto riaprire questo tema. Sto cercando di trovare una via per andare avanti, e non è facile. Come mamma ho Federico dentro, ma riesco a mettere un passo dopo l’altro grazie al calore e all’affetto nei suoi confronti». Di una cosa è certa Patrizia: «non li perdonerò mai, non concepisco il perdono per una cosa del genere. Farebbe però piacere ricevere le loro scuse, anche se ora la mia unica via d’uscita è non parlare e non vederli».

Veronica Capucci