Noi utenti la privacy e le imprese

Un nuovo regolamento per tutelare la privacy

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sul Gdpr, il nuovo regolamento europeo sulla privacy

FERRARA. vevano cominciato i social, i più lesti a comunicarci d’aver ritoccato le procedure di gestione dei nostri dati e a chiederci di sottoscriverle, pena l’esilio. Sono giunti a ruota i provider di posta elettronica e di servizi online - accetta questo, accetta l’altro - infine un diluvio di mail a cui nessuno dei connessi è scampato. La compagnia telefonica, l’assicurazione, le piattaforme di shopping digitale e i loro singoli punti vendita, i colossi del trasporto, le agenzie attraverso cui prenotiamo camere e viaggi, finanche quel negozio in cui, alla vigilia di un Natale di tre o quattro anni fa, abbiamo barattato un venti percento di sconto con l’adesione alla fidelity card: un messaggio dietro l’altro, a ritmo crescente, a cui solo pochi temerari continuano a tener testa, aprendo e leggendo. I più ormai ignorano e cancellano. E sbuffano.


Sbuffiamo noi utenti/consumatori che pure del Gdpr, il nuovo regolamento europeo sulla privacy, siamo i beneficiari. Abbiamo maggiori garanzie, noi. Ma il sistema economico, soprattutto il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese analogiche, rischia grosso. E mica perché è chiamato a mandarci una mail… fosse solo quello. Le novità incidono sull’organizzazione, gli strumenti e le procedure di lavoro, e minacciano di far lievitare i costi in maniera decisiva.


La normativa prevede una serie di incombenze che vanno dalla mappatura dei processi che riguardano la tenuta e l’uso dei dati all’analisi dei rischi, dalla nomina di responsabili aziendali alla redazione di un sistema di privacy su misura. Un piano dettagliato e rigido che imporrà di tenere i documenti dei dipendenti in cassaforte e vieterà l’uso di stampanti condivise che possano far finire il foglio di un dipendente nelle mani di un collega. Pena una multa fino a venti milioni di euro, o al 4 per cento del fatturato per le aziende che hanno un giro di affari annuale di oltre mezzo miliardo di euro.
L’entità delle cifre conferma che nel mirino della Ue ci sono Zuckerberg (che al Parlamento Europeo ha preso metaforici schiaffi sul caso di Cambridge Analytica) e compagnia. Il giro di vite è stato misurato sui colossi della gig economy, quelli che sulla acquisizione, vendita ed uso disinvolto dei nostri dati hanno fondato imperi, e probabilmente determinato l’esito di più di una consultazione elettorale, ma vale anche per la piccola palestra sotto casa alle prese con le schede di clienti che si preparano alla prova costume. Eccolo il punto, critico per il nostro già provato tessuto economico che è fatto di partite Iva e piccole realtà societarie. Il punto è che l’Europa non appare capace di declinare e modulare i suoi interventi rispetto alla straordinaria pluralità che le dà forma.
Buona domenica.

Luca Traini