Zauli: «Sono solo attacchi diffamatori e senza prove»

Ferrara, il rettore replica ai dubbi dei blogger che contestano la correttezza dei suoi studi. «Ricerche vagliate da revisori internazionali, e chi accusa usa l’anonimato» 

FERRARA. Nessuna intenzione di sottrarsi al pubblico confronto, regola che rappresenta il presupposto per la crescita reale della conoscenza scientifica, senza per questo rinunciare a difendere il buon nome dell’Università di Ferrara e la qualità del lavoro dei suoi ricercatori. Tra i quali c’è anche lui, il rettore Giorgio Zauli, ma anche la professoressa Paola Secchiero, anche lei di Unife, che ha firmato assieme all’attuale rettore alcune ricerche la cui correttezza è stata messa in discussione da un “investigatore” scientifico che si firma con lo pseudonimo di Clare Francis. Quella “soffiata” è stata raccolta dal blogger Leonid Schneider sul sito web “For Better Science” e rilanciata dalla giornalista scientifica Sylvie Coyaud, autrice del blog “OcaSapiens”. A Zauli e a Paola Secchiero, sua co-autrice di studi realizzati nel 2007 e nel 2008, viene contestato il presunto utilizzo improprio di immagini di flusso “riciclate” in più lavori.

Zauli ieri si è messo al computer e ha deciso di replicare per esteso a quei dubbi che ritiene lesivi della sua reputazione. «Non si tratta affatto di uno scontro fra una supposta volontà di censura della libera stampa da parte dello scrivente e il sacrosanto diritto di informazione da parte di giornalisti indipendenti - scrive il rettore - Il tema è viceversa che senza seguire alcuna delle regole fondanti che vigono all’interno della comunità scientifica, cioè la revisione dei lavori sperimentali fra pari (cioè ricercatori qualificati), si è attinto ad un sito nel quale vengono “aspramente criticati”, per usare un eufemismo, lavori scientifici dei più noti e produttivi scienziati internazionali, ed italiani in particolare, da parte di soggetti anonimi che non suffragano in alcun modo le loro accuse».


Zauli contrattacca pesantemente alle affermazioni riportate negli articoli che hanno contestato la correttezza della sua attività scientifica, definendole prive «di ogni prova, con carattere gravemente diffamatorio verso il sottoscritto e collaboratori, citando del tutto infondatamente esperimenti pubblicati 10 o 20 anni orsono, esperimenti che peraltro all’epoca hanno subito l’attento vaglio di revisori internazionali».

All’anonimo “whistleblower” che ha confezionato il materiale di base per gli articoli ripresi dai blog Zauli risponde indirettamente che «non è accettabile per un elementare principio di civiltà che qualcuno, nascondendosi dietro nick-names o dietro l’anonimato, possa infangare la reputazione di chiunque, senza fornire alcuna prova con qualche fondamento».

E precisa che «le raccomandate inviate per chiedere la rimozione del contenuto gravemente diffamatorio rappresentano una legittima richiesta per salvaguardare la mia onorabilità scientifica e personale, costruita in una lunga carriera, fatta di duro lavoro e sacrifici. Preciso inoltre che, contrariamente a quanto erroneamente riportato (Sylvie Coyaud ha scritto che la minaccia di querela inviata a Schneider era scritta - ed è vero - su raccomandata spedita dall’Università di Ferrara, ndr), ho provveduto personalmente a pagare le relative spese di spedizione delle raccomandate». L’Università pubblica deve essere «una casa di vetro», aggiunge Zauli, e il rettore pro-tempore è giusto che sia «trattato allo stesso modo di tutti gli altri colleghi, dei componenti del personale tecnico-amministrativo e degli studenti. Vi sono infatti organi interni all’ateneo preposti a vigilare sul comportamento di tutti, rettore incluso e pienamente abilitati a procedere a qualsiasi verifica. E’ altrettanto giusto però difendere - conclude la lettera inviata alla “Nuova” - l’Università stessa e i suoi componenti da attacchi sconclusionati, diffamatori, privi di qualunque fondamento scientifico e non suffragati da alcuna prova».

Gioele Caccia