Tra i veti a Savona spunta Carife

Un’ipotesi: il professore paga gli attacchi a Bankitalia sul bail-in

Negli scenari del braccio di ferro su Paolo Savona, alternativi a quello ufficiale imperniato sull’Euro, spunta anche l’azzeramento di Carife ed il ruolo di Bankitalia. Ad alimentarlo sono i giornali vicini al professore, con citazioni da parte di esponenti giallo-verdi. Si risale al 2015, anno del varo della normativa sul bail-in, che gemmò la versione più “soft” della risoluzione applicata alle quattro banche del Centro Italia, tra le quali appunto la cassa ferrarese. Savona fu tra i primi a puntare il dito contro la Banca d’Italia guidata da Ignazio Visco, accusata appunto di non aver ben calcolato gli effetti della direttiva Brrd. Sul sito della Fondazione Ugo La Malfa, in particolare, riporta Italia Oggi, Savona commentò così le dichiarazioni di Bankitalia sugli effetti a favore dei contribuenti della direttiva: «Il vero scopo del provvedimento è trasferire la responsabilità delle crisi prodotte dalle autorità italiane ed europee ai risparmiatori, anche piccoli, quelli che avrebbero dovuto tutelare. Chi trae vantaggio dalla nuova regolamentazione sono quindi solo le autorità responsabili delle crisi per non aver saputo governare il mercato». Il tutto prima che le proteste degli azzerati raggiungessero i palazzi del potere, arrivando a condizionare le sorti del governo Renzi. Il governatore Ignazio Visco, secondo questi scenari, se la sarebbe legata al dito, e il veto avrebbe resistito fino ai giorni nostri, quando per Savona (chi sapeva di questi veti ferrei?) si è prospettata una collaborazione alla pari con Bankitalia.