Copego sotto accusa per raggiro all’Inps

Barche dei pescatori del Copego

«Raccolti meno di 120 quintali di vongole»: false attestazioni di 411 pescatori e non pagati contributi per 250mila euro

GORO. Nell’elenco ci sono tutti, o quasi tutti, i pescatori di Goro: dalla “a” di Aguggiaro (primo in lista) fino alla “z” di Zucconelli, ultima dei 411 pescatori inseriti nell’atto giudiziario che accusa il Consorzio Pescatori Goro (Copego) che li raggruppa tutti, di aver omesso di pagare contributi Inps, nel 2015, per 258mila euro. Per questo motivo ora sono sotto accusa il presidente Massimo Genari e Paolo Stocco, responsabile amministrativo, imputati del reato di “indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato”. Un raggiro, di fatto, sul quale all’udienza fissata ieri e aggiornata al 12 dicembre prossimo, si dovranno stabilire responsabilità e ruoli, poichè il processo ruota attorno alla presentazione di attestazioni false sulle quantità del pescato di vongole: secondo l’accusa, la colpa è del Copego che avrebbe indotto i pescatori a far compilare i modelli “Cd1 Var” destinati all’Inps, «attestando falsamente che ogni pescatore aveva pescato vongole per una quantità inferiore di 120 quintali, nell’anno 2014»: nell’atto giudiziario, per tutti i 411 pescatori coinvolti nello stesso anno e con le stesse modalità, vengono indicate le cifre e il cambio di fascia contributiva, passando dalla “fascia 2“ sopra i 120 quintali, alla “1” per cui i contributi si sono ridotti del 20 % circa, risparmiando cifre da 326 a 1.300 euro, arrivando alla quota globale di 258.235,41 euro. Secondo procura e finanza che hanno condotto le indagini, i pescatori erano del tutto inconsapevoli della falsificazione, e chi di fatto faceva compilare i moduli in tal senso era il Copego, ottenendo globalmente la riduzione dei contributi Inps.

L’udienza preliminare in cui si è discussa la posizione del Copego si è svolta ieri mattina davanti al giudice Silvia Marini e al pm Andrea Maggioni, e alla presenza ovviamente dei legali difensori del Copego, Gianluca Barbieri e Marco Altieri di Milano: tutto è durato poco o meno di un’ora, e poi il rinvio al 12 dicembre perché i legali del Copego hanno presentato a giudice e pm la possibilità di rimborsare la cifra all’Inps, posizione dopo posizione, una sorta di riparazione da parte di ogni singolo pescatore. Ma resta l’interrogativo, ancora senza risposta, sul perché sia stato adottato il “trucco” delle false attestazioni del pescato di vongole, quando in realtà non ve ne era assolutamente bisogno, visto che i pescatori hanno sempre pescato molto di più rispetto la quota dei 120 quintali. Sullo sfondo di tutto, e le carte giudiziarie al momento non lo raccontano, c’è una tensione e un malessere che cova all’interno del Copego. Da parte di una piccola minoranza di pescatori (diverse decine degli oltre 500 attuali) molto critici sulla gestione del Copego. Tanto che era stata annunciata la volontà di i costituirsi parte civile al processo aperto ieri, decisione poi rientrata. Anche se uno dei legali annuncia che si sta valutando se presentare un esposto in procura sul clima di tensione. Al momento solo ipotesi, poiché è bene ricordare che la gestione Copego può essere criticata, ma i numeri danno ragione a chi lo dirige: fatturato di 53 milioni nel 2017 e aumento di produzione vongole del 60% rispetto al 2016. Proprio male, il Consorzio non è gestito: ma allora perchè l’autoriduzione Inps di 258mila euro con attestazioni false?