«Sostanze inquinanti nelle vongole del delta»

Sono state rilevate da uno studio dell’Università di Milano su una partita di mitili  Si tratta di Pfoa, composti impermeabilizzanti trovati nel Po e nelle falde venete

Li hanno trovati in abbondanti quantità nelle falde acquifere del Veneto e nelle acque del bacino del Po, poi sono spuntati qua e là, in altri territori, spesso del nord Italia. I nomi sono per addetti ai lavori (Pfoa, Pfas, Pfos) e denominano sostanze caratterizzate da forti legami tra gli atomi di carbonio e fluoro. Da almeno cinque anni sono diventati dei sorvegliati speciali per la loro presenza e concentrazione rilevata nell’ambiente e per i possibili effetti sulla salute.

L’ultima scoperta riguarda gli allevamenti di mitili in Adriatico. Secondo una notizia rilanciata negli ultimi giorni da alcuni quotidiani veneti, tra cui l’Arena e il Giornale di Vicenza, in un campione di vongole provenienti dalla zona del Delta del Po (il luogo di raccolta non è precisato) ed esposte al Mercato ittico di Milano sono stati rilevati alti livelli di Pfoa, un gruppo di composti compreso nella famiglia degli Pfas, che compaiono ad alte concentrazioni nel sangue della popolazione residente tra le province di Padova, Vicenza e Verona, attorno al sito di un importante produttore nazionale di questi composti, utilizzati per impermeabilizzare padelle per l’uso alimentare e tessuti: la Miteni di Trissino (Vi), controllata da una holding lussemburghese, la Icig. L’impresa da anni è stata individuata come la principale responsabile della contaminazione ambientale dell’area regionale in cui è insediata; attualmente sta attraversando un periodo di grave difficoltà e qualche settimana fa ha chiesto l’accesso al concordato preventivo in continuità aziendale (dovrebbe sostenere, fra l’altro, un costosissimo piano di bonifica).


L’articolo scientifico è stato pubblicato sulla rivista “Food Additives & Contaminants” da ricercatori dell’Università di Milano che hanno individuato alte concentrazioni di questi elementi chimici, presenti assieme ad altre tipologie di inquinanti, nei mitili raccolti nell’Adriatico. La presenza di Pfoa-Pfas è risultata più alta nelle vongole, nelle cozze sono stati rilevati più composti di altro tipo, come gli idrocarburi policiclici aromatici. I composti carbonio-fluoro sono stati indicati da studi universitari come sostanze che possono interferire con il differenziamento sessuale. In questo senso si è espresso, dopo uno studio eseguito sulle carpe del Po, un team di ricercatori di Unife, che ha pubblicato lo studio sulla rivista “Environmental Toxicology and Chemistry”, alla fine del 2017.

La questione è da anni all’attenzione delle autorità ambientali e sanitarie regionali del Veneto e nazionali; l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, è al lavoro per definire meglio i livelli di tollerabilità umana. I campi di indagine sono almeno due: ambientale e sanitario. «L’esito di questo studio che andremo ad approfondire – commenta Alessandro Bratti, direttore di Ispra, l’Istituto nazionale per la protezione ambientale – certamente conferma che sugli Pfas e su tutte le famiglie di composti dello stesso tipo bisogna continuare a raccogliere dati e informazioni. Stiamo parlando di inquinanti emergenti, sostanze su cui autorità ed esperti stanno concentrando l’interesse e i cui effetti sull’uomo sono ancora poco conosciuti o non sono stati completamente individuati e dimostrati».

In questi casi, prosegue Bratti, «bisogna essere cauti ed evitare l’allarmismo. Noi stiamo collaborando con l’Arpa Veneto per quanto attiene agli aspetti ambientali, sulle questioni di rilievo sanitario e sull’alimentazione la competenza è di altri soggetti. In assenza di un quadro di conoscenze certo e consolidato bisogna continuare a studiare e verificare». E sul caso dei mitili analizzati dallo studio milanese? «È una situazione che va monitorata tenendo conto che, in base al consumo che si fa di questi alimenti, probabilmente sono da escludere effetti immediati sulla salute mentre bisogna valutare l’effetto di accumulo, sia per la sicurezza alimentare che per lo stato dell’ambiente». (gi. ca.)