L’ex forno scomparirà dal panorama del Parco

L’ex inceneritore di via Conchetta è destinato a sparire dal panorama del Parco urbano, come non fosse mai esistito. Il cantiere della demolizione avviato formalmente ieri, con la visita di Comune e...

L’ex inceneritore di via Conchetta è destinato a sparire dal panorama del Parco urbano, come non fosse mai esistito. Il cantiere della demolizione avviato formalmente ieri, con la visita di Comune e Regione, prevede infatti l’azzeramento totale dei cinque corpi fabbrica, compreso il blocco centrale in cemento armato con forni e rampa di carico, e il riempimento dei seminterrati oggi allagati con materiale di frantumazione e con un metro di terreno. «Alla fine dove siamo noi ora ci sarà un’area verde con alberi» ha sintetizzato l’assessore all’Ambiente, Caterina Ferri, alla quale piacerebbe far coincidere le piantumazioni con la giornata degli alberi, che cade il 21 novembre. Il cantiere durerà 150 giorni, in tempo per lasciare il testimone a quello del nuovo canile della Lega del cane, già previsto al confine dell’area inceneritore: anche se la demolizione sarà portata avanti con pinze meccaniche e non con la dinamite, la convivenza con gli ospiti del canile sarebbe complicato.

Si comincia con la struttura in metallo che costituiva l’impianto di trattamento fumi, poi toccherà alla pensilina con copertura in lastre di fibrocemento; di seguito gli edifici ex pesa, pensilina e magazzino; la rampa di accesso alla fossa rifiuti, gli ambienti di servizio, il corpo principale sede dei forni ex inceneritore e infine il camino. I seminterrati vanno svuotati dell’acqua accumulata, e il dirigente Alessio Stabellini ha rassicurato nel ricordo di quanto accaduto al Palaspecchi, «siamo attrezzati anche per l’eventuale presenza di tritoni». Ieri si vedevano solo dei rapaci volteggiare attorno alla ciminiera.


L’ex inceneritore si trova su di un’area di circa 5 ettari di proprietà comunale, in pieno Parco urbano: è stato consegnato al Comune «già bonificato», è la garanzia del sindaco Tiziano Tagliani, anche se poi i costi della demolizione inglobano anche l’eventuale rimozione e smaltimento di amianto. Ma il terreno attorno in quali condizioni si trova? «Abbiamo predisposto un piano di caratterizzazione dopo la demolizione, che risponderà a questa domanda - ha informato l’assessore Ferri - Non abbiamo per ora indicazioni particolari su eventuali inquinamenti».

Il cantiere è stato allestito dalla ditta laziale Massicci, che l’ha spuntata in una selezione partita da 61 ditte candidate, che sono state ridotte a 15 attraverso un sorteggio. La Massicci ha vinto con un’offerta al ribasso del 28,87%, per un importo complessivo di 340.754,50 euro più Iva, e una spesa complessiva da quadro economico di 519.669,37 euro. Il costo complessivo di partenza era di 642.500 euro, al quale la Regione ha contribuito con 481.878 euro pescati dal Piano di azione ambientale 2017, a parziale compensazione dell’arrivo dei rifiuti pugliesi all’inceneritore di via Diana.

Il sindaco si è già appeso la nuova medaglia ambientalista al petto, «questo è il secondo inceneritore che demolisco durante il mandato, il primo fu quello di Monteco, il più grande della città. Batterò probabilmente un record perché è in cantiere una terza operazione di questo tipo: entro fine mese - è il suo annuncio - sarà siglato un accordo con Syndial per demolire la Cte1, la centrale energetica del petrolchimico che non viene ormai più utilizzata ma è tenuta come riserva energetica». I tempi di quest’ultimo intervento non sono ancora definiti, ma Tagliani è sicuro di poterlo realizzare «entro fine legislatura».

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