Il sottosegretario Ferraresi: penso ai quartieri a rischio

L’esponente M5s alla Giustizia: migliorare le indagini, più certezza della pena Sarò meno presente ma seguirò i temi del territorio. Una dedica? A mia madre

È stata una nomina un po’ a sorpresa, quella dell’altra sera di Vittorio Ferraresi a sottosegretario alla Giustizia. Ma il deputato estense del M5s, uno dei pochi parlamentari a lavorare anche nelle scorse settimane, in veste di segretario della Commissione speciale per l’esame di atti del Governo, è già un veterano.

Onorevole, si aspettava la nomina?


«Non ho mai chiesto niente, mi sono sempre messo a disposizione del Movimento, quindi no, non me l’aspettavo. Ma non nego che sono orgoglioso per l’importante atto di fiducia. Negli ultimi cinque anni abbiamo lavorato tanto in Commissione Giustizia nel ruolo di opposizione, ora spero che si possano concretizzare le nostre idee. Di sicuro ci metteremo tanto impegno e voglia. So che sarò meno sul territorio, ma ciò non significa che non potrò incidere sui problemi di Modena e Ferrara».

Ci faccia qualche esempio.

«Penso ad esempio ai quartieri a rischio. Certo, la responsabilità operativa sarà della Presidenza del Consiglio, del ministero dell’Interno e delle amministrazioni comunali, ma noi potremmo dare il nostro contributo con gli strumenti per migliorare le indagini e lavorare sulla certezza della pena, che è uno degli argomenti che più ci stanno a cuore».

Quali saranno le sue priorità?

«Ne individuo cinque. C’è un’emergenza a Bari con il Palagiustizia allestito all’interno delle tendopoli. Sistemata questa vicenda si lavorerà sull’anticorruzione, la norma sulle intercettazioni, la semplificazione del processo civile e, appunto, la certezza della pena. Una norma anticorruzione è doverosa: pensiamo ad una forte collaborazione con l’Anac, ai Daspo per chi corrompe, all’esclusione dagli appalti pubblici e agli agenti infiltrati perché il corrotto ed il corruttore di sicuro non parlano di ciò che stanno facendo, dobbiamo scoprirli. In tutto ciò si inserisce il potenziamento delle intercettazioni, cambiando o abolendo una norma che non piace a nessuno, né alle procure e neppure agli avvocati difensori. Così come abbiamo il dovere di garantire tempi certi alla giustizia, che ha ricadute inevitabili anche sul sistema economico italiano. Se un’impresa vanta un credito non può attendere anche dieci anni prima che gli venga riconosciuto, altrimenti non investe e non libera risorse per il timore di non incassare ciò che gli è dovuto. Dobbiamo dare certezze, come sono convinto che si debba affrontare il problema delle risorse ai tribunali che devono convivere con una cronica mancanza di personale. Ho parlato in questi anni con le varie componenti del mondo-Giustizia, penso di conoscerne i pregi e i problemi così come li conosce il ministro Bonafede con cui ho un ottimo rapporto».

C’è una dedica per questa nomina? Lei resta comunque un politico di neppure 30 anni.

«La dedica è sempre per mia madre che mi ha permesso di diventare quello che sono, dandomi dei principi di vita a cui mi ispiro. Sono giovane? C’è sempre da imparare, ma con il tempo, la voglia e un po’ di coraggio cercherò di non farlo vedere».

Francesco Dondi

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