Parnasi fuori dagli Specchi ma con l’opzione-rientro

Ferrara 2007 aveva riservato «strumenti partecipativi» alla società della famiglia Debito fiscale con il Comune saldabile solo in caso di decollo del business privato

FERRARA. Tracce labili di Luca Parnasi. L’immobiliarista al centro della bufera giudiziaria romana è un nome grosso anche a Ferrara, in quanto legato all’affare Palaspecchi, ma la sua presenza diretta nelle società protagoniste dell’affare è stata sempre quasi impalpabile, anche se spunta un meccanismo che avrebbe potuto rimetterlo in corsa al momento del decollo del progetto. Il gruppo dell’imprenditore arrestato ha lasciato solo un’altra orma in città, ed è il contenzioso con il Comune per Imu e Ici non pagate dalla società Ferrara 2007: cifre molto inferiori a quelle sussurrate negli ambienti dell’opposizione, ma comunque consistenti e senza speranze di recupero. A meno che non decolli anche la seconda parte dell’affare Palaspecchi, cioè la valorizzazione delle cubature e delle superfici lasciate in pancia alla società romana.

Ferrara 2007 è la società che dieci anni fa venne scelta da Parsitalia (gruppo Parnasi) per tenere in pancia, per un controvalore di 20,6 milioni di euro subito trasformati in debito, il complesso ex Direzionale di via Beethoven. L’amministratore unico è Nicola Ciardiello, uomo di fiducia dei Parnasi, al vertice anche di un’altra società del gruppo, l’Immobiliare Pentapigna. La società risulta detenuta all’80% da Sedir 2007, a sua volta nella sfera di controllo di Finnat Euramerica, la banca del cui gruppo fa parte Investire sgr, la società scelta dai soci pubblici per costituire e gestire il fondo Ferrara social housing, cioè il realizzatore degli alloggi pubblici e dello studentato al Palaspecchi. Parnasi non compare negli organi né tra i soci di Sedir, e nemmeno in quelli di Cedir 2007, che detiene l’altro 20% di Ferrara 2007.


È invece presente, l’erede dell’impero Parnasi, in Parsitalia srl, la principale società del gruppo, attraverso una piccola partecipazione nella controllante Figepa. Proprio per Parsitalia era stato studiato un meccanismo che avrebbe potuto garantirne il rientro nell’affare Palaspecchi, una volta sbloccata la riqualificazione con l’intervento della Cassa depositi e prestiti. Il 15 luglio 2016, infatti, l’assemblea straordinaria di Ferrara 2007 decise l’emissione di 18.312 «strumenti finanziari partecipativi», cioè obbligazioni ordinarie e convertibili, per oltre 18 milioni di euro, riservati proprio alle tre società Parsitalia, «anche a compensazione con crediti vantati nei confronti della società». Va sottolineato che un anno Parsitalia finì in liquidazione, dopo un accordo con Unicredit, quindi questa opzione venne di fatto congelata. Ferrara 2007, invece, risulta attualmente «inattiva», è socia di Ferrara social housing dove ha conferito la grande maggioranza del Palaspecchi e detiene ancora la proprietà di edifici ed aree del complesso: il 47%, secondo le informazioni diffuse alla nascita del fondo, anche se risultano in realtà solo l’edificio con gli specchi integri a est di via Tassoni e delle aree scoperte (piastra commerciale e zone di verde e servizi).

Palazzo Municipale continua a non fornire dati sul debito fiscale accumulato da Ferrara 2007 per l’imposta sugli immobili. Si dovrebbe trattare di una cifra inferiore al milione di euro, comunque consistente, affidata per il recupero all’ex Equitalia. Possibilità di ottenerla? Quasi zero, in quanto la società non ha fornito garanzie accessorie: c’è solo il Palaspecchi. Quindi o si sblocca anche la parte privata del progetto di riqualificazione, oppure quei soldi non entreranno mai nelle casse comunali.

Stefano Ciervo

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