Daverio: avete tre cose straordinarie

Il critico d’arte: puntare su storia, urbanistica e Schifanoia. «Qui nel Rinascimento donne migliori di Appendino e Raggi»

Philippe Daverio a Ferrara: puntare su storia, urbanistica e Schifanoia

FERRARA. Una lezione che contiene l’ auspicio di saper apprezzare maggiormente il nostro passato, quello delle città in cui viviamo, sottolineando la necessità di generare sensibilità alla bellezza e ai luoghi. È il messaggio della lectio “Una folle bellezza" tenuta dal critico d’arte Philippe Daverio a margine dell’incontro tenuto presso l’Imbarcadero del Castello a cura di Cpr System. L’analisi del critico, pungente, ironica e acuta come è nel suo stile, ha permesso di compiere un excursus sulla bellezza ferrarese, cogliendo molti elementi di continuità tra passato e presente, o, per meglio dire, di elementi della storia che aiutano a meglio comprendere e valorizzare la contemporaneità. «Alla fine della Prima Guerra mondiale, in infermeria finirono imboscati De Chirico, Carrà e De Pisis, che non avendo altro da fare si misero a dipingere e nacque la metafisica. Ed in effetti Ferrara è metafisica, anche per il suo condensato di storia, che serve a spiegare il presente», ha ricordato Daverio. Dalla storia medievale parte l’analisi della Ferrara metaficisa. «Dalla rissosità dei Comuni è passato Obizzo II°, da cui nacquero le dinastie della Signoria. La storia di Ferrara è un’evoluzione tra una sessualità disordinata e la necessità di mettere in regola le cose. Ma quando le cose si mettono in regola, Alfonso II non ha più eredi, se non uno molto lontano, che non viene riconosciuto. Celebre invece è la vicenda di Niccolò III° e della sua sequela di figli. Di questi, Lionello, Borso ed Ercole, si accorgono che per governare servono la cultura e la classe. Lionello fa arrivare a Ferrara i pittori più celebri, da Bellini a Mantegna, compra libri. Borso compie il miracolo dei miracoli, si fa fare la famosa Bibbia che ora è a Modena, ed è il libro più bello del mondo, a cui hanno lavorato per dieci anni 21 decoratori». Quando muore Borso, «Ercole I° è un ambizioso, vuole la più bella città al mondo, fece fare l’addizione erculea».

Ferrara, secondo Daverio, «ha tre cose: l’eredità di quando era comunale, il Duomo che è una delle chiese più belle del mondo, la parte laterale è di una bellezza da passarci un pomeriggio con il cannocchiale, la facciata è un trionfo medievale. Schifanoia è talmente interessante che Federico di Prussia si fece fare il suo castello fuori Berlino chiamandolo con un nome che ha lo stesso significato di Schifanoia». Insomma, per il critico, «tra Schifanoia e il piano urbanistico, Ferrara è straordinaria».

Qualche sassolino “politico” dalla scarpa, il critico se lo leva: «Alcune donne ferraresi del Cinquecento erano meglio di Appendino o della sindaca di Roma».

Veronica Capucci