Gadbois (Lyondellbasell):plastica, una seconda vita

«La soluzione non è eliminarla ma rigenerarla, come stiamo facendo con Suez Apre Hyperzone, tecnologia ideata al “Natta”: sulla ricerca niente accorpamenti»

Jean Gadbois, senior vice president attività produttive del colosso della plastica Lyondellbasell, 13mila dipendenti nel mondo, ha visitato nei giorni scorsi lo storico stabilimento ferrarese del gruppo.

Quali sono le prospettive per la produzione mondiale di plastica, dopo che molti paesi e la stessa Ue hanno introdotto limitazioni nell’utilizzo e ne prevedono il superamento nel lungo periodo?


La plastica si trova in quasi tutti i settori, dall’imballaggio alimentare al settore medicale da quello edilizio all’automobilistico allo sport, per citarne alcuni. Si tratta di un materiale che ha il più basso impatto energetico nelle applicazioni di utilizzo e, nel caso dell’imballaggio alimentare, consente di aumentare il tempo di conservazione dei prodotti, riducendone lo spreco e, di conseguenza, la quantità equivalente di CO2 emessa.

Parliamo adesso dei dati: nel 2016 sono state prodotte a livello mondiale 335 milioni di tonnellate di materie plastiche, con una quota europea di circa 60 milioni di tonnellate, dati che mostrano un incremento rispetto all’anno precedente. Un aumento di consumo pro capite in crescita nei paesi emergenti, dove gli elementi di sostenibilità della plastica possono sostenere tale crescita. Parallelamente all’aumento dei consumi si è sviluppata, anche in Europa, una forte sensibilità alle tematiche ambientali - pensiamo al marine litter - collegate alla gestione del fine vita delle plastiche e alla possibilità di essere riciclate e riutilizzate. Le recenti proposte di direttive europee vorrebbero limitare l’utilizzo di alcune plastiche in certe applicazioni mono uso per poter preservare meglio l’ambiente e a limitare le micro-plastiche nei mari e oceani. In realtà noi crediamo che per evitare questo vada potenziato il loro recupero e riciclo. È davvero importante trovare soluzioni efficienti ed efficaci per aumentare il riciclo o il riuso dal momento che la plastica fa parte della nostra vita e dovrebbe essere considerata, anche dopo il suo utilizzo, come una risorsa e non come un rifiuto.

Esempi concreti?

Proprio di recente LyondellBasell ha siglato un accordo di joint venture con l’importante “multiutility” Suez per produrre e commericializzare plastiche rigenerate di polipropilene e polietilene e portarle quindi ad un seconda vita. L’obiettivo è di raggiungere la capacità di 35mila tonnellate annue entro la fine di quest’anno e 100mila t/a nel 2020, per aumentare i volumi di materie prime seconde da utilizzare al posto dei polimeri vergini.

Ritornando alle tematiche ambientali, ricordiamoci che il marine litter non nasce dai materiali in sé, ma ha ragioni comportamentali. Questo fenomeno, tra l’altro, è prevalentemente generato al di fuori dell’Europa, dove la raccolta differenziata viene fatta sistematicamente.

È realizzabile e/o auspicabile una riconversione green della produzione di plastica basata sul petrolio?

Se per green si intendono prodotti a basso impatto energetico e riciclabili, allora i nostri prodotti sono sicuri da questo punto di vista, indipendentemente da dove le loro materie prime provengono. I nostri centri di ricerca, compreso Ferrara, studiano come contribuire allo sviluppo dell’economia circolare. Abbiamo la capacità innovative di sviluppare tecnologie sempre più efficienti dal punto di vista ambientale ed economico.

Il centro ricerche di Ferrara è da sempre tra i più importanti a livello mondiale. Che programmi ci sono per il suo sviluppo? Ci sono ipotesi di accorpamenti o sinergie con altri centri di ricerca europei o americani?

Il Centro Ricerche Giulio Natta di Ferrara è il nostro sito di ricerca più all’avanguardia, grazie alla sua sinergia con l’area produttiva, ma anche al know how e alla grande professionalità di quanti lavorano nel sito. Da questo Centro sono nate le tecnologie che oggi vengono maggiormente utilizzate per la produzione di polipropilene, così come di polietilene, quindi è un sito con una lunga e gloriosa storia di cui noi siamo orgogliosi. Oltre a Ferrara, LyondellBasell ha altri centri di ricerca in Europa e in America ed esiste una forte collaborazione nella ricerca: per esempio, l’anno prossimo sarà avviato il primo impianto di produzione con la tecnologia Hyperzone, ideata qui a Ferrara, in collaborazione con i centri di Francoforte e Cincinnati. Il successo del lavoro dei nostri ricercatori, scienziati e ingegneri si basa sulla forza del gruppo e delle competenze. Inoltre i nostri centri in Europa lavorano concentrandosi sui materiali, a Ferrara polipropilene e a Francoforte polietilene, quindi non c’è motivo per il momento di pensare ad accorpamenti. Un sito che produce innovazione, come avviene a Ferrara, è un sito che pensa al futuro, quindi bisogna rimanere concentrati e continuare a produrre innovazione, di nuove tecnologie, nuovi catalizzatori o nuovi prodotti, com’è stato fatto finora.

Ci sono progetti relativi alle attività produttive legate alla ricerca attualmente ospitate nel sito di Ferrara?

Beh, quasi tutti i progetti del Centro Ricerca sono finalizzati a obiettivi produttivi. Ferrara è molto attivo nello studio e nello sviluppo di nuove famiglie di catalizzatori, che sono la base della produzione di polipropilene e di polietilene. La nostra ricerca non si limita ai catalizzatori, ma si estende allo sviluppo di processi produttivi e dei prodotti. È in fase di costruzione l’impianto Hyperzone, ultimo sviluppo tecnologico per la produzione di polietileni ad elevato valore aggiunto che ha l’obiettivo di proporre soluzioni alle sfide moderne, come – per esempio – la gestione delle risorse come l’acqua, attraverso la realizzazione di tubi più resistenti in grado di evitare gli sprechi. E’ davvero uno straordinario sforzo sviluppato da un team internazionale, che servirà i mercati mondiali.



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