Visite a domicilio, tempi lunghi L’Asl: attese da limitare a 30 giorni

I servizi: dal prelievo al consulto cardiologico. La dirigente: rendere più certe le date delle prestazioni

Il prelievo del sangue a domicilio ma anche l’esame (ecg) o la visita eseguiti dallo specialista su un paziente che, per le sue condizioni di salute, non si può muovere da casa. All’interno dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi), servizio che nel distretto Centro Nord (Ferrara, ex mandamento copparese, Voghiera e Masi Torello) ha erogato 5.400 visite nel primo trimestre del 2018, è compresa anche una modalità meno “intensiva” di impegno del team d’assistenza.

Una quota di visite o esami viene infatti somministrata a pazienti che, per le loro condizioni di salute, necessitano di un’assistenza più saltuaria. Un servizio utile, ma che può scontare anche disagi legati alle lunghe attese e ad una comunicazione non proprio tempestiva con il paziente.


le modalità

L’inclusione in questa fascia di utenza non è necessariamente disgiunta dall’accesso all’Adi perché in genere chi utilizza queste prestazioni possiede anche i requisiti fisici (le condizioni di deambulazione e di salute) per richiedere anche l’ammissione all’Assistenza domiciliare integrata.

«In genere a chi viene fornita la visita o l’esame a domicilio occorre un prelievo del sangue - spiega il direttore sanitario dell’Asl, Nicoletta Natalini - oppure un cardiologo, uno pneumologo, di un fisiatra (ottenibile solo per l’autorizzazione all’installazione del montascale) o di un nefrologo, che in genere esegue un consulto telefonico». Attenzione: non è il paziente a richiedere il servizio domiciliare, che deve essere comunque programmabile. «È il medico di famiglia che, tenuto conto delle condizioni fisiche del paziente, sollecita questa forma di presa in carico», prosegue Natalini.

Gli impegni

Il paziente quindi non può rivolgersi al Cup per avere lo specialista a casa, ma ottenuto l’ok del medico di base, che verifica la congruità della richiesta, si può contattare il servizio. A questo punto, però, l’iter può risultare meno scorrevole del previsto. E le prestazioni, inserite in una lista di attesa, possono essere erogate dopo parecchie settimane. Inoltre, le date della visita o dell’esame a domicilio, non sempre vengono comunicate con tempestività (quando ci si rivolge al Cup per le visite ed esami ordinari, invece, viene fissato il giorno dell’appuntamento).

«I tempi si possono allungare o essere più incerti perché le prestazioni devono essere eseguite senza entrare in conflitto con i normali turni di ambulatorio e per alcuni specialisti (soprattutto ospedalieri, ndr) questo non sempre è possibile - conclude Natalini - Ma far rientrare le attese entro i 30 giorni è uno dei nostri obiettivi, come rendere più veloce la comunicazione al paziente della data della prestazione».

Gi.Ca.

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