Scontro Grilli-Morghen, in palio il “bollino” M5s e il candidato sindaco

Teresa Miglio e Ilaria Morghen

Il meetup dovrà sfidare Laboratorio civico sulla certificazione Il capogruppo. Bazzocchi: scontento chi è rimasto indietro

FERRARA. La portata dello scontro in atto nel Movimento 5 stelle cittadino tra il gruppo storico dei Grilli Estensi di Silvia Mantovani e Maria Teresa Pistocchi, e il Laboratorio civico ispirato dall’ex candidato sindaco, Ilaria Morghen, si capirà probabilmente solo a ridosso delle richieste di certificazione per le Comunali 2019. Se i Grilli Estensi, infatti, decideranno dopo le durissime critiche del documento diffuso giovedì di sfidare direttamente Lc, e il potenziale candidato sindaco Paolo Pennini, dovranno farlo presentando una proposta formale per ottenere la disponibilità del simbolo M5s.

Consigli scomodi


Nel frattempo i “pontieri” proveranno a ridurre le distanze tra i due gruppi, anche se le premesse non sono incoraggianti. «Non commentiamo documenti anonimi» è infatti l’unica valutazione di Pennini, peraltro in partenza per le vacanze: il riferimento è al fatto che i firmatari del documento, prodotto comunque dal meetup di cui Mantovani è coordinatrice, non hanno messo firme, a quanto sembra per non dare l’impressione di uno scontro personale. In realtà le accuse di «arroganza» e indisponibilità al coinvolgimento della base rivolte a Morghen, e «ignavia» ai consiglieri comunali, hanno ovviamente colpito. «Noi ignavi? Non possiamo intervenire direttamente negli scontri tra attivisti poiché siamo gli unici, diretti rappresentanti M5s - spiega il capogruppo Alessandro Bazzocchi - Ritengo che tutti abbiano sbagliato in questa vicenda, che è influenzata da dinamiche personali piuttosto che differenze di linea politica. Le dimissioni di Sergio Simeone e la vicenda immigrati? Mi sembra che, al di là delle diverse sensibilità, sulla questione generale e sulle azioni da svolgere in Gad ci sia condivisione. Si è invece registrato un affievolimento dell’attività di base, poche riunioni tra e del meetup, che peraltro ha perso con le nuove regole la possibilità di rappresentare il movimento». Bazzocchi descrive un quadro nel quale l’attività dei consiglieri, e in particolare di Morghen, «indubbiamente intensa e frenetica», non è stata seguita da una parte del meetup: «È fisiologico, i tempi di lavoro e decisionali dei consiglieri sono diversi da quelli degli attivisti. Chi resta più indietro è scontento». Le forze numericamente sembrano equivalersi, una quindicina di collaboratori stretti per Morghen-Pennini, un nocciolo duro di attivisti con i Grilli Estensi, al di là dei 439 formalmente iscritti al meetup.

Pacificazione difficile

I dissapori saranno anche fisiologici, ma metterci un freno sembra complicato. Un particolare rilevato da Bazzocchi è indicativo: un faccia a faccia ristretto si è già svolto qualche mese fa, ed è finito male, «diciamo che c’è stato un irrigidimento da entrambe le parti» dice il capogruppo, che pure non era presente. Soloun intervento nazionale (il sottosegretario Vittorio Ferraresi) potrà risultare davvero risolutivo. —

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