L’allevamento deve chiudere «Qui gli animali stanno bene»

Parla la custode dell’area in via I Maggio che andrà sgombrata entro l’11 ottobre. «Non sono per la macellazione: ora dovranno andare in strutture al coperto»

Guarda. Non è l'alba. I galletti ed i galli non cantano. L’unico rumore viene da un cane, di ridotte dimensioni e di non particolari doti canore. È il momento di dare un’occhiata all'allevamento, guidati da Graziella De Franceschi, che ne è in pratica la custode. E non ci è sembrato un lager, come lamentato da qualcuno . E per la quale il Comune di Ro ha emesso un’ordinanza di stop all’attività all’aperto (avviata senza autorizzazione), entro l’11 ottobre, anche per gli edifici non a norma nella struttura.

«Alleviamo galline e animali ornamentali, nessuna macellazione - ci spiega -; questi sono animali da affezione, di tante razze. Abbiamo tacchini, galline di varie razze (persino le più piccole in assoluto, al massimo mezzo chilo), emù e nandù. Piccioni. In pratica, tutti o quasi i pennuti che si possono tenere in casa o nel giardino (d’accordo, con gli emù serve un giardino grande, ndr). Non teniamo gli animali ammassati, anzi, gli spazi per loro sono piuttosto ampi».


le recinzioni. La signora De Franceschi prosegue la visita mostrando i recinti. Non ci sono particolari ammassamenti, gli animali sono allevati a terra e non appaiono assolutamente maltrattati. D’altra parte i numeri dell’allevamento sono tali da non far pensare ad ammassamenti eccessivi, anche se gli spazi occupati dalle stabulazioni non sono enormi. Dimenticate i polli in batteria e gli allevamenti intensivi: sono tutta un’altra cosa. E per quanto riguarda gli odori si sentiva di più il profumo dell'aglio servito agli animali a scopo antisettico. «Non riesco a capire chi possa avere protestato per questo allevamento, se qualcuno ha protestato... Con i vicini ci sono ottimi rapporti. Ci viene contestato di essere troppo vicini al Po, per le leggi su Bacchelli, credo. E poi, per un’altra legge, stavolta del giugno scorso, dovremo trasferire gli animali dai recinti coperti da reti, a strutture chiuse per le misure di contrasto all’influenza aviaria. Alla fine, il loro benessere ne patirà enormemente», aggiunge.

il trasferimento. «Dovremo trasferire gli animali, comunque, per questioni di spazi - aggiunge la De Franceschi -. Il titolare dell’allevamento, Piergiorgio Codo, ha nella vicina provincia di Rovigo un altro allevamento di animali da affezione (niente struzzi veri e propri, bensì maiali da compagnia, caprette tibetane, pecore e alpaca, ndr). Io potrei tenere qui, a Guarda, al massimo una cinquantina di animali a scopo privato. Ma, intanto, dovremo chiudere la struttura di allevamento e non sarà un beneficio per i nostri animali». —

Alessandro Bassi