Fondazione Carife, sfida al ministero con Sgarbi

Il deputato FI: ho chiesto a Tria di rivalutare il no alla fusione con Roma Il progetto prevede il varo di un nuovo ente rimuovendo vincoli di mandato

Era già pronta la convocazione per settembre dell’assemblea e dell’Organo d’indirizzo della Fondazione Carife, per sancire la fusione con Fondazione Roma e la nascita di un nuovo ente in grado di dare continuità all’ex azionista di maggioranza della Cassa di Risparmio. Invece le convocazioni rischiano di avere tutt’altro tono e ordine del giorno, con l’ombra della liquidazione sempre più concreta dopo il no ministeriale all’unico piano di salvataggio arrivato a Palazzo Crema. La Fondazione Carife infatti è allo stremo, non è in grado di pagare la rata da 400mila euro del mutuo con Bper per l’acquisto della sede e ha già fatto sapere per iscritto al ministero delle Finanze di non vedere alternative alla fusione con Roma. A livello parlamentare si è mosso Vittorio Sgarbi, che dopo una girandola d’incontri a livello ministeriale è pronto a presentare un’interpellanza ma lascia filtrare un minimo d’ottimismo.

Il lavorìo romano


Sgarbi, che è in stretto contatto con Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma, ricostruisce così il lavoro di lobbing da deputato ferrarese: «Sono andato a trovare il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, poi assieme ad Emanuele lo stesso ministro Tria e il direttore generale del ministero, Rivera, che ha firmato il parere negativo alla fusione. A tutti ho spiegato la situazione della Fondazione Carife e della necessità di accogliere la proposta di Roma. Il nodo, mi è stato spiegato, sono gli ostacoli giuridici alla proroga del mandato di Emanuele e dei consiglieri romani, per portare a termine la fusione. Ho però ottenuto - conclude il parlamentare FI - una valutazione specifica dell’ufficio legale del ministero, sull’esistenza di uno strumento in grado di sbloccare la situazione. Si tratta infatti di costituire una nuova fondazione tutta nuova, quindi uno spiraglio ci dovrebbe essere».

I dubbi ferraresi

A Palazzo Crema sale ogni giorno di più lo sconcerto per gli ostacoli ministeriali, tanto più dopo aver visto Emanuele ribadire pubblicamente, nell’intervista alla Nuovadi ieri, i termini della proposta di salvataggio: un milione di euro l’anno per gli interventi sul Ferrarese, da distribuire sulla base di un comitato locale; nuovo ente che, da quanto si apprende, avrebbe 7 consiglieri di amministrazione, dei quali 2 ferraresi. In questa Fondazione Roma-Ferrara sparirebbe l’assemblea dei soci e l’organo d’indirizzo verrebbe nominato secondo un metodo in grado di tener conto delle istanze locali.

Si fa notare che Rivera era responsabile del ministero per la questione-banche, quindi ha seguito in prima persona la vicenda della Fondazione Carife. Fu proprio il ministero a chiedere a Palazzo Crema di inviare la lettera-appello per la fusione a tutte le Fondazioni, iscritte o meno all’associazione Acri di Giuseppe Guzzetti: il timore che lo scontro decennale tra Emanuele e il presidente Acri possa incidere sulle sorti del salvataggio è forte. In ogni caso il nodo dev’essere risolto nel giro di poche settimane.

Stefano Ciervo

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