La Finanziaria prova del 9 per gli azzerati

Una manifestazione di protesta degli azzerati Carife

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara

FERRARA. Non può bastare. Gli arbitrati sbloccati dal Milleproroghe, con una prospettiva di rimborsi al trenta percento ed un tetto massimo di centomila euro, non possono essere la soluzione per dare il giusto ristoro ai piccoli azionisti della fu Carife rimasti con il cerino in mano. Bassa la quota di ristoro, strettissima la porta d’accesso attraverso cui riuscirà a passare sì e no una ventina di ferraresi (ma veneti a centinaia), come ben argomentava ieri l’analisi della Nuova: è una risposta oggettivamente insufficiente.


La maggioranza che in campagna elettorale ha speso e sparso promesse e il governo che le ha confermate, a partire da quell’incontro fuori protocollo con le associazioni degli azzerati che ha segnato la prima sera da premier di Conte, sono chiamati ad un colpo d’ala. Almeno con la Finanziaria. È lecito attendersi (chi ha ricevuto promesse può pretendere) che nella manovra ci siano uno strumento specifico e fondi adeguati per rendere giustizia alla platea dei piccoli azionisti traditi, quelli che possono essere classificati alla voce risparmiatori.

In Veneto c’è un influente blocco sociale di artigiani e piccoli industriali che con il crollo delle loro banche hanno perso titoli per centinaia di migliaia di euro, a volte milioni; investimenti ineludibili, il solo modo che avevano per sbloccare linee di credito e accendere mutui, sostiene chi preme sul governo perché vengano rimborsati. Nulla in contrario; ma dopo, e se ne resta.


La precedenza va data alle famiglie che hanno acquistato azioni spacciate per un bene sicuro e garantito. Debbono avere una corsia privilegiata in un meccanismo che può contemplare un filtro in entrata (dentro i risparmiatori, fuori gli investitori) ma nessun tetto sui rimborsi: l’arbitro deve essere libero di decidere la somma caso per caso, al governo l’incombenza di reperire i fondi. Non sarà facile, ma è giusto e necessario.
Buona domenica.

Luca Traini