Clima sempre più bollente, Ferrara nella “top ten” in Italia

La temperatura è cresciuta di 1,2 gradi nel nuovo secolo, vicina la soglia di Parigi. Solo Piacenza più torrida in Emilia. Tra i rischi le encefaliti trasmesse dagli insetti
I DATI E LE MAPPE:Un grado in più: l'Italia si scalda
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FERRARA. Ferrara fa parte di una delle aree che si sta riscaldando più rapidamente, a livello nazionale ed anche europeo. La classifica del global warming colloca infatti l’area estense (Ferrara e Modena assieme), nella top ten nazionale, per la precisione al settimo posto dopo altre aree del centro-nord, e in 105esima posizione tra i 558 territori nei quali è stata divisa l’Europa per ragioni di uniformità delle serie storiche delle misurazioni. L’aumento di temperatura nel periodo 2000-2017 è stato nell’area estense di +1,2º rispetto alla media del secolo scorso, in pericoloso avvicinamento alla soglia di +1,5º stabilita dagli accordi di Parigi.

DATI CONVERGENTI


L’intera batteria di dati disponibili conferma l’allarme sul riscaldamento territoriale. Solo Piacenza, tra le aree territoriali nelle quali è stata divisa l’Emilia Romagna, mostra un trend superiore a quello estense: +1,3º, che vale il quarto posto nazionale (la classifica è guidata da Belluno con +2%) e l’84º a livello europeo. Su livelli simili ci sono le aree di Bologna, Ravenna e Parma, solo un po’ più fresca Rimini. Il cambiamento è evidente anche nel fatto che la temperatura media dell’area estense sia passata da 12,7º tra il 1900 e il 2000 a 14º nel nuovo secolo (tenendo conto dei decimali). Gli anni più caldi sono stati nell’ordine 2014, 2015, 2007, 2009 e 2003: la tendenza sembra rafforzarsi nel tempo.

I giorni molto caldi, con temperature superiori a 28º nella media delle 24 ore, sono saliti da 2,9 all’anno del secolo scorso ai 6,3 nel periodo 2000-2017. Di converso, il numero delle giornate gelide, con temperature al di sotto dei -1º per l’intero arco delle 24 ore, è sceso da 10,2 a 5,2, con il passaggio nel nuovo secolo.

LE "PUNTE" CHE CAMBIANO

Analizzando i relativi grafici si può notare che nel 1922 c’era stata solo una “punta” di concentrazione dei giorni torridi; già nel secondo dopoguerra le punte sono aumentate sia di numero che d’intensità, poi c’è stata una pausa attorno agli anni Settanta; l’atmosfera ha cominciato a surriscaldarsi seriamente dopo il 1994, con la concentrazione massima di singoli giorni torridi attorno al 2007-2008, e poi ancora dal 2015 ad oggi. I giorni sottozero erano una consuetudine in tutto il secolo scorso, con punte attorno al 1927-30, e poi ancora nel dopoguerra, poi il trend è andato progressivamente in discesa dopo l’ultima punta a cavallo degli anni ’60 e un colpo di coda nel 2013.

LE CONSEGUENZE IMMEDIATE

Le temperature più elevate conducono ad eccessi di mortalità. L’ondata di calore dell’estate 2003, per esempio, uccise più di 52.000 persone in Europa, secondo i calcoli dell’Earth policy institute. C’è un elemento inquietante anche alla luce di un’estate passata a contare le vittime del contagio di West Nile, con picchi proprio a Ferrara e Modena: le alte temperature sono correlate anche ad un aumento delle encefaliti trasmesse dagli insetti, zecche e appunto zanzare. Un altro aspetto che le ricerche cominciano a evidenziare è l’incidenza delle temperature elevate sul rendimento degli studenti. Il numero dei giorni di scuola con oltre 22º sono saliti da 4,1 a 6,4 nel periodo di osservazione: può sembrare poco, ma gli esami si svolgono proprio in quei giorni.

Le conseguenze di lungo periodo sono poi un capitolo tutto da scrivere. —

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