Studentessa Unife denuncia episodio di razzismo e il suo post diventa virale

L'episodio di razzismo su un Flixbus

Senegalese cacciato in fondo al bus: «Vai dietro, sei di un altro colore». La 19enne lo racconta su Facebook ed è boom di contatti

Senegalese cacciato in fondo al bus, la testimone: "Sembrano i tempi dell'apartheid"

FERRARA. A giorni arriverà a Ferrara come studentessa Unife, ma a precederla è la sua fama. Inaspettata. Lei è Elena Liriti, 19enne di Trento, balzata agli onori della cronaca per un post pubblicato sulla propria pagina Facebook e ripreso prima dall'Ansa e poi da tutta la stampa nazionale, facendo il giro del web nell'arco di 24 ore: sul post, oltre cinquemila reazioni, quasi 500 commenti e quasi duemila condivisioni, per averne la misura. Un post di denuncia, per un episodio di razzismo a cui ha dovuto assistere e che poi, in parte, l'ha pure vista protagonista.

«Ci terrei che l'attenzione si fermasse sull'accaduto e non sui soggetti. Ho scritto il post perché sono rimasta basita, ma davvero ho già scritto tutto quello che avevo da dire»: con queste parole declina la richiesta d'intervista, Elena, limitandosi a svelarci che è iscritta al corso di laurea in Scienze dell'educazione a Unife, ma che verrà ad abitare a Ferrara solo all'inizio del prossimo mese, non avendo trovato una sistemazione adeguata prima.

Un post di denuncia, dicevamo. Eccolo, integralmente, solo edulcorato da un paio di refusi che certo le sono scappati per l'emozione, forte, vissuta sulla propria pelle: «Flixbus con partenza alle 22.00 da Trento direzione Roma. La corriera arriva puntuale, salgo, mostro il biglietto all’autista e vado a sedermi al mio posto pronta per il lungo viaggio. Assieme a me salgono anche altre persone, tutte puntualmente seguono il mio stesso iter e si siedono. Tra queste persone sale pure Mamadou, un ragazzo senegalese di 25 anni. Mamadou dopo aver mostrato il biglietto all’autista si dirige al suo posto, fa per sedersi quando... “qui no. Vai via, vai in fondo”. Ad esclamarlo è quella che dovrebbe essere la sua vicina di posto: una signora italiana verso la quarantina con capelli rossicci. Questa donna si rifiuta di farlo sedere, motivando più volte perché di colore e perché “di un’altra religione”. Io rimango incredula seduta, incapace (e me ne scuso) di intervenire, la signora sbraita, il ragazzo piange. Ma, come si dice, “al peggio non c’è mai fine”, perché il peggio arriva: viene chiamata addirittura la polizia! Il ragazzo continua a piangere, è stanco. La polizia arriva e fortunatamente tutto si risolve spostando di posto il ragazzo, facendolo sedere vicino a me, e facendo sì che vicino alla signora si sedesse Anna. Ora sono qui, a metà viaggio, con il ragazzo vicino. Si chiama Mamadou, ha 25 anni, è nato in Senegal ma vive da 15 anni a Bolzano. Lavora da qualche anno con orari e ritmi molto pesanti: monta i forni per un’azienda locale. Mi ha detto con gli occhi lucidi che è stufo, che è stanco di questa cattiveria, che lui non voleva fare nulla, semplicemente andare a Roma come tutti noi a trovare un suo amico. “credimi, non faccio nulla di male. Non sono cattivo. Voglio solo sedermi e riposare perché sono stanco”».

Fin qui il racconto. Poi, Elena aggiunge le sue considerazioni: «Quando a scuola leggevo di Rosa Parks e degli autobus con posti riservati vedevo quella società lontana anni luce dalla nostra e mi dicevo “per fortuna ora non è così”. Quanto accaduto oggi su questo Flixbus mi rattrista, mi fa tornare indietro a quei tempi e mi fa capire che forse non siamo mai cambiati, che non c’è fine alla cattiveria umana. Un ragazzo normalissimo, con i propri sogni, con la voglia di imparare bene l’italiano e di mettersi in gioco, proprio come me. (Al giorno d’oggi è la cosa più facile da fare puntare il dito contro uno “diverso”, c’è chi fa propaganda solo sul razzismo). Siamo davvero finiti in un modo così? Stiamo tornando indietro, forse è questo il cambiamento di cui tanto si parla in giro».

Innumerevoli, come si accennava sopra, i commenti al post, fortunatamente quasi univoci a sostegno del malcapitato Mamadou e di apprezzamento per Elena, che ha reso pubblica una brutta storia di razzismo. A giorni Unife avrà una nuova studentessa: la ragazza promette bene. —

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