Ricattò il minorenne. Condannato a due anni per tentata estorsione

Gli tolse gli occhiali e disse: «se li rivuoi dammi il telefono». Venne anche arrestato, per i giudici non fu una “ragazzata”

Prima gli prese gli occhiali, poi lo ricattò dicendogli: «Se li vuoi indietro, fammi fare una chiamata con il tuo telefonino». Qualcuno liquiderà tutto come “ragazzata”, ma nel codice penale, nel caso concluso ieri in tribunale, la “ragazzata” si è tradotta in una condanna a due anni di carcere per tentata estorsione.

Ma ragazzata non era


Lui, il condannato, un ragazzo poco più che ventenne, prese gli occhiali ad ragazzino minorenne e lo ricattò come dicevamo: successe tutto durante la fiera del paese (in provincia), maggio 2016, ma la ragazzata finì subito male. Il ragazzo più grande riconosciuto da un carabiniere fuori servizio venne addirittura arrestato, poi denunciato e processato e ieri condannato.

Non hanno avuto dubbi i giudici del tribunale (Tassoni, Lepore, D’Alonzo) nel dare alla vicenda una connotazione giuridica precisa e soprattutto infliggere quella condanna di cui sarà interessante leggere la motivazione. Lo stesso pm in aula, Andrea Maggioni, aveva indicato che la “ragazzata” tale non era e aveva chiesto una pensa superiore di pochi mesi. Quindi la sentenza, che il difensore accoglie in modo critico, attendendo appunto le motivazioni, avendo chiesto ai giudici nella propria arringa difensiva al massimo la contestazione del reato di violenza privata. Insomma, violenza ci fu, ma occorre valutarne il “peso” giuridico.

Che ha assunto in questa vicenda e che potrebbe benissimo servire da precedente per i tanti bulli e bulletti che compiono azioni analoghe, con altri ragazzi più piccoli, nelle scuole, tra compagnie di amici e nei bar dei paesi.

Il fatto davanti al bar

Quel giorno, dicevamo, di due anni fa, il ragazzo più grande con il solito fare da gradasso (è conosciuto per questo dalle forze dell’ordine) impose al minorenne quel ricatto: gli tolse gli occhiali, glieli prese e lo minacciò. «Se li rivuoi, fammi fare una telefonata». Il ragazzino riuscì a non dargli il telefonino, entrò nel bar vicino e subito dopo avvertì i genitori e nel frattempo intervenne un carabiniere che ritenne allora, che non era una “ragazzata”. Confermato dai giudici. —

D.P.

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