«Sul Delta un Parco Nazionale»: il ministro spiazza i ferraresi

L’annuncio a sorpresa di Costa provoca le dimissioni del presidente Fabbri: un’imposizione dall’alto

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La biodiversità e la qualità naturalistica del Delta del Po, che hanno convinto l’Unesco già nel 1999 ad inserirlo nella lista del patrimoni mondiali, dev’essere tutelata attraverso un Parco Nazionale. È questa l’intenzione del governo, annunciata dal ministro all’Ambiente, Sergio Costa, alla due giorni romana della Federparchi. L’annuncio ha avuto un effetto deflagrante nel Ferrarese, dove da anni si lavora allo sviluppo del Parco Interregionale tra Emilia e Veneto, con l’obiettivo di arrivare entro l’anno prossimo al lancio della “Camargue d’Italia”. Il primo effetto sono le dimissioni del presidente, il sindaco di Comacchio, Marco Fabbri.


Solo qualche giorno fa il ministro twittava «stiamo realizzando due nuovi parchi nazionali: #Matese e #Portofino. E stiamo lavorando per armonizzare il Delta del Po». Dalla “armonizzazione” alla “nazionalizzazione”, evidentemente, il passo è stato breve, se è vero che Fabbri ha potuto ascoltare dalla bocca di Costa l’annuncio che cambia la direzione delle politiche di gestione. Parco Nazionale significa l’applicazione sul territorio che va dalle Valli di Ostellato fino al mare, dilatandosi poi fino quasi al Veneziano sul fronte nord, e alle oasi ravennate a sud, di una maglia di regole e vincoli anche più rigidi di quelli sperimentati finora, e meno possibilità d’incidere da parte delle comunità locali. In potenza, norme in grado di provocare qualche allergia nelle popolazioni che ci abitano e soprattutto ci lavorano, con qualche prurito in più sulla viva veneta.


Parla di «elemento di assoluta novità» il sindaco di Comacchio, il quale stava lavorando all’intesa tra le due Regioni «a saldo zero per la finanza pubblica statale, ovvero finanziato completamente dalle due Regioni e dagli enti locali e dunque interregionale e non nazionale». Fabbri ricorda gli innumerevoli incontri di questi mesi con associazioni di categoria, sindacati, cacciatori e ambientalisti delle province di Ferrara e Ravenna. Il 27 giugno, assieme alla consigliera Mab, Marcella Zappaterra, e al presidente dei sindaci, Mauro Venturi, era stata illustrata la bozza d’intesa per chiudere la partita con il Veneto.

Questa decisione, secondo Fabbri, è «un’imposizione dall’alto che non verrebbe compresa dalle comunità», con elementi nuovi come il divieto di caccia. In ogni caso dal nuovo scenario sparisce lo stesso Fabbri, il cui mandato da presidente era «finalizzato alla creazione del parco interregionale»; per cui «considero la mia esperienza alla guida del Parco conclusa e rimettò alla Comunità del Parco ogni decisione e considerazione. Mi auguro che si possa arrivare, a prescindere dalla forma giuridica, ad un Parco Unico».