Cavalli abbandonati in valle, non hanno cibo né acqua

Corsa contro il tempo: erano più di settanta, ne sono rimasti circa cinquanta. I volontari informati da una telefonata anonima: «Dobbiamo portarli via da lì»

Cavalli abbandonati in valle senza cibo né acqua

OSTELLATO. Più di 70 cavalli sono stati completamente abbandonati, senza cibo né acqua, nelle campagne tra Ostellato e Comacchio, in Valle Lepri. Almeno una ventina sono già morti, la maggior parte annegati nei canali dove entrano per cercare di bere. «Abbiamo trovato l’inferno, nessuno poteva immaginare una simile situazione», tuona Lara Salicini, una delle volontarie che da giorni, e senza sosta, chiede aiuto per cercare di salvare gli animali.

LA SEGNALAZIONE



Tutto è partito da una segnalazione anonima arrivata alla Salicini che con i suoi colleghi Silvia Fabbri e Giampaolo Maini (veterinario) sono andati a controllare. E si è aperto uno scenario quasi inimmaginabile. Cavalli scheletrici, sporchi, debolissimi in giro per le campagne senza alcun riparo. Femmine incinte e piccolini alla ricerca perenne di cibo. «Ne abbiamo contati cinquanta, sappiamo che erano anche di più. In prevalenza sono Camargue, ma ci sono altre razze e abbiamo trovato anche un pony. Stentiamo sinceramente ancora a crederci, la rabbia è tanta ma dobbiamo trovare soluzioni immediate perché vanno portati via da qui il prima possibile».

SITUAZIONE INSPIEGABILE



Ma come si è arrivati a questo punto? Possibile che nessuno si sia mai reso conto di una simile situazione? «Non voglio nemmeno pensarci, ma sicuramente ci sarà chi dovrà risponderne – va avanti la volontaria –. È uno scandalo e che non mi vengano a raccontare che è stata una sorpresa per tutti». A quanto pare almeno cinque anni fa alcuni privati avevano dato vita ad una società ed avevano preso in gestione una grossa area vicino alle Vallette. Avevano chiesto ed ottenuto anche finanziamenti per dar vita ad un maneggio ed allevamento di cavalli Camargue. Gli animali sono arrivati, l’attività è partita ma dopo qualche tempo è fallita. II terreno è stato venduto e si sono succeduti diversi proprietari, nessuno dei quali ha pensato di occuparsi dei poveri cavalli che hanno continuato a riprodursi senza controllo e non essendo animali selvaggi non sono in grado di vivere allo stato brado.

«Mangiano quello che trovano, ma ormai è rimasto molto poco – va avanti la volontaria – e soprattutto cercano l’acqua spingendosi sulla riva dei canali per poi cadere dentro e non riuscire più a risalire. La maggior parte delle morti è avvenuta per annegamento, ce ne stiamo rendendo conto in queste ore visto che stiamo cercando di ricostruire la vicenda per arrivare ai responsabili. E anche qui la lista è molto lunga, la colpa è soprattutto di un sistema che evidentemente non funziona». E adesso? «Siamo tre volontari, non facciamo parte di nessuna associazione. Abbiamo medicine, un veterinario, un’ambulanza ma non possiamo certo reggere una simile situazione. Ci stanno venendo incontro da altre realtà si sono mossi anche da Milano e adesso il lavoro è individuare strutture specializzate che possano curare e rimettere in sesto i cavalli».

I PROPRIETARI DEL TERRENO

Per cercare di salvare gli animali, i volontari come spesso accade rischiano in prima persona perché i terreni sono tutti di proprietà privata. «Abbiamo fatto mille telefonate prima di procedere – spiegano – ma nessuno ha riposto, come prevedibile...Ci beccheremo una denuncia forse, l’ennesima, ma cosa dobbiamo fare? Stare a guardare e diventare così complici di una strage annunciata? Ormai non ci fa più paura niente, ne abbiamo viste e vissute così tante che davanti alla cattiveria dell’uomo sappiamo solo andare avanti. Intanto mettiamo in salvo gli animali, poi ci penseremo».

L'APPELLO



I cavalli vanno messi in salvo, ma ad agire possono essere solamente associazioni o privati che hanno le strutture adatte. Chi è in grado di occuparsene può mettersi in contato con la signora Lara Salicini attraverso il suo profilo Facebook o mandare un messaggio sulla pagina Facebook della Nuova Ferrara. —

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