«Oggi la vita è più lunga e allo specialista che lavora sul territorio si chiede lavoro in rete»

l’intervistaKamal Al Yassini è un signore brillante e dall’atteggiamento giovanile: ha quasi 80 anni ma ne dimostra molti di meno. È nato in Siria, ha studiato in Italia e si è innamorato di Ferrara,...

l’intervista

Kamal Al Yassini è un signore brillante e dall’atteggiamento giovanile: ha quasi 80 anni ma ne dimostra molti di meno. È nato in Siria, ha studiato in Italia e si è innamorato di Ferrara, città che lo ha adottato e a cui lui, tutti i giorni, misura il batticuore.


Yassini è un cardiologo. Da decenni, nel suo ambulatorio, in una clinica convenzionata della città, riceve i suoi assistiti. Sulla professione punta lo sguardo dall’osservatorio di presidente dell’Arca, Associazione Regionale Cardiologi Ambulatoriali.

Poco più di un mese fa, a Giurisprudenza, l’associazione ha organizzato un incontro per operatori del settore. Nel titolo si faceva riferimento al “percorso ad ostacoli della gestione ambulatoriale”. Che messaggio si può dare, oggi, ai non addetti ai lavori?

«Negli ultimi anni le principali cardiopatie, dalla sindrome coronarica acuta allo scompenso cardiaco, alla fibrillazione atriale, hanno trovato in ospedale cure sempre più perfezionate che hanno ridotto la mortalità. Si è allungata la vita dei pazienti che sono passati in carico al servizio ambulatoriale, che richiede il coinvolgimento di più specialisti, una attenta conoscenza dei nuovi farmaci sempre più efficaci ma ad un tempo complessi, la valutazione dei rischi e dei benefici che ricadono sui pazienti cardiopatici. È un carico di responsabilità che richiede una organizzazione dei servizi sempre più integrata e calibrata sulle esigenze del paziente».

Sulla prevenzione le Asl investono risorse (vaccinazioni, screening) ma non sempre il risultato, in termini di adesione della popolazione obiettivo, corrisponde alle attese. Il cardiologo con quale realtà deve confrontarsi?

«Le patologie più frequenti sono l’ipertensione, lo scompenso cardiaco, i postumi dell’infarto miocardico. Cerchiamo di convincere i pazienti a fare prevenzione, dalla modifica dello stile di vita alla riabilitazione. La dieta, l’attività fisica possono aiutare la persona a ritardare il momento in cui dovrà fronteggiare la malattia e a contenerne gli effetti. Sottoporsi alla terapia e alle prescrizioni del medico quando si è ammalati può migliorare la qualità della vita del paziente e può portarlo alla guarigione, la riabilitazione può limitare di molto gli esiti invalidanti. La rete ambulatoriale, i medici di famiglia, ma anche le case di riposo sono fondamentali per l’aderenza alla terapia e per evitare una riacutizzazione. Certo, il paziente deve collaborare».

Una persona sana può quindi mantenersi in buona salute. La ricetta “giusta” oggi è ben conosciuta, il problema è rispettarla ogni giorno.

«La rete dei medici di famiglia e degli ambulatori sul territorio si trova di fronte a questa sfida: migliorare l’adesione del cittadino alle azioni che consentono di mantenere “in forma” il cuore. Parliamo della misurazione della pressione, che si può fare anche a casa o in farmacia, della prevenzione del diabete e dell’adozione di tutte le misure che consentono di tenerlo sotto controllo, della cessazione di cattive abitudini come il fumo, della dieta e dell’attività fisica. Una camminata di mezz’ora al giorno abbassa la pressione, riduce lo stress e il peso corporeo. In provincia abbiamo centri di eccellenza per i pazienti come il gruppo dei cardiologi del Delta o la Cardiologia del S. Anna». —

Gi.Ca

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