«Vaccino antinfluenzale e screening, ancora troppi utenti li ignorano»

Vagnini (Asl): la scarsa adesione alle campagne di prevenzione rappresenta un danno per le persone e per la collettività

FERRARA. La chiave per migliorare la qualità della vita delle persone e, al contempo, l’efficacia del nostro modello di gestione della sanità? Oggi è sempre di più la prevenzione, che il direttore generale dell’Asl, Claudio Vagnini, descrive come un calmieratore di fenomeni “naturali” come «l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità».

«A Ferrara e provincia - spiega il manager - abbiamo realizzato una rete di Case della Salute che stiamo ulteriormente potenziando. Abbiamo avviato da anni campagne di screening e di vaccinazione. Ma c’è un problema: facciamo fatica a far passare il messaggio che la salute delle persone dipende non solo dall’efficacia del sistema sanitario ma anche dalla loro disponibilità a mantenere lo stato di salute impegnandosi nel quotidiano. Intervenire dopo che la persona si è ammalata è un danno per la persona e per la collettività».


La ricaduta sui più deboli

Vagnini sottolinea in particolare la bassa adesione ad alcuni programmi di prevenzione che il nostro sistema sanitario mette a disposizione dei cittadini. Come il vaccino antinfluenzale, distribuito gratuitamente in decine di migliaia di dosi per le categorie a rischio ma che «viene assunto da poco più del 50% della popolazione invitata a vaccinarsi, spesso persone anziane con malattie croniche che hanno più difficoltà a difendersi dalle possibili complicanze».

La campagna 2018-2019 parte lunedì 5 novembre e l’Asl ha già «recapitato le dosi a tutti i medici di famiglia». Sono stati acquistati 83mila flaconi per un costo di circa 500mila euro. «Chiediamo ai cittadini di non ignorare l’invito che vale anche per gli operatori sanitari, perché le loro percentuali di adesione sono troppo basse», esorta il dg.

Nella vita di tutti i giorni

Purtroppo, prosegue, non si va oltre il 50% di adesioni anche per screening come la colonscopia che in un anno ha consentito «di prevenire 40 patologie neoplastiche».

Per quello del carninoma della mammella si arriva al 72-73% (in un anno i test hanno individuato un centinaio di tumori), ricorda direttore, e si può ancora salire; come per l’adesione allo screening al collo dell’utero (62-63%). Ma senza allontanarsi troppo dal quotidiano si può partire dallo stile di vita in una popolazione che ha ormai il 28% di cittadini con più di 65 anni.

«Camminare, ridurre il fumo e le calorie in eccesso sono ancora regole che molta gente ignora», conclude il direttore. La provincia estense continua a primeggiare in regione per il consumo di specialistica (2,9 milioni di euro in più ogni anno rispetto ad altre province simili, come Piacenza, stima l’Asl) e per il consumo di farmaci. A rimetterci, prima del sistema sanitario, dicono in via Cassoli, è il cittadino che potrebbe migliorare la qualità della vita quando più ne ha bisogno. —

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