Per una difesa idrogeologica del territorio

I detriti portati dal Po in piena

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sui danni del maltempo

FERRARA. I maestosi boschi di Mario Rigoni Stern ad Asiago sono un tappeto di trecentomila stecchini sparsi per l’altopiano, il ponte degliAlpini a Bassano è stato chiuso, il Piave fa paura, la pianura in cui dilagarono i fanti è coperta d’acqua.


A cento anni da quel IV Novembre, con l’Italia colpita da un’ondata di maltempo che ha picchiato durissimo, spazzando via vite e infrastrutture, e il Veneto sfigurato, c’è una vittoria ancora tutta da conquistare, quella della difesa idrogeologica del territorio. Che è questione di programmazione nel medio e lungo termine – regole giuste e controlli severi – ma anche di interventi costanti per convivere con la natura e con un clima che sta cambiando.


Abbiamo visto ponti crollare sotto la pressione dell’acqua, per l’accumulo di tronchi tra i piloni: piante verdi, strappate alla montagna dal diluvio di frane e smottamenti, ma anche troppe carcasse d’albero già secche, rifiuti che potevano essere rimossi dall’alveo per tempo. Abbiamo visto fiumi d’acqua incanalarsi veloci dove non avrebbero dovuto, perché gli scoli previsti erano ostruiti. E abbiamo visto, in questa provincia risparmiata da danni maggiori, l’arenile divorato dalle onde di scirocco perché le scogliere sommerse a difesa della costa restano una promessa che si rinnova ad ogni mareggiata, mentre si continua a gettare sabbia e soldi in pasto al mare a colpi di ripascimento.


La piena del Po sta passando. La terza ondata ha rallentato e attraverserà il Ferrarese solo tra oggi e domani; il rischio che raggiunga la seconda sul Delta, moltiplicando i problemi, sembra scongiurato. Non può essere un buon motivo per tirare un sospiro di sollievo e volgere le spalle fino alla prossima emergenza.
Buona domenica.

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