Festa del 4 Novembre e bandiera violata Scintille “ufficiali” tra Comune e Lega

Il vicesindaco attacca il Carroccio su tricolore e migranti E Fabbri replica: da Maisto un discorso purtroppo di parte 

La polemica sul pennone “violato” in piazza Cattedrale, ieri nuovamente rivestito con i colori della bandiera italiana, si è insinuata tra le pieghe delle celebrazioni ufficiali della Festa del 4 Novembre. Ad accendere le polveri, con alcuni pungenti passaggi nel discorso di commemorazione dedicato alle vittime della Prima Guerra Mondiale e all’unità nazionale, è stato il vicesindaco Massimo Maisto: alcuni spunti tratti dalla cronaca cittadina degli ultimi giorni e dallo scenario politico nazionale hanno particolarmente irritato lo stato maggiore della Lega, ieri rappresentata nell’area riservata alle autorità dal capogruppo regionale Alan Fabbri.

pubblica intemerata


Maisto ha tirato alla Lega un ceffone “ufficiale”, servito a freddo, di fronte alla folla riunita in piazza per assistere alla cerimonia. «C’è da restare allibiti se in questi giorni sul pennone sul quale è stata appena issata la bandiera tricolore, simbolo della nostra unità – ha attaccato – qualcuno ha pensato di appendere un vessillo di partito». Il riferimento al blitz messo in atto mercoledì notte dal segretario comunale della Lega Nord, Nicola Lodi, che sul pennone ancora orfano del tricolore aveva sollevato i colori del Carroccio, era già chiaro ma nelle parole successive il biasimo si è allargato a tutto il partito.

«È inquietante e inaccettabile – ha proseguito il vicesindaco – che chi abbia responsabilità politiche e ambizioni di governo non capisca la gravità e la prepotenza di un gesto che ci offende tutti: i cittadini e le istituzioni. Noi politici dovremmo ricordarci che se si vincono le elezioni non si diventa padroni, ma si è al servizio di entrambi: maggioranza e opposizione».

Lo scenario politico

Proprio per lanciare un messaggio provocatorio all’amministrazione locale Lodi, la notte di Halloween aveva issato lo stendardo leghista sul pennone del sagrato del Duomo.

L’amministrazione comunale, sindaco in prima persona, aveva gridato al «disprezzo gratuito delle istituzioni» e al «vilipendio della bandiera italiana». Ieri Maisto ha ammannito alla Lega un altro piatto indigesto con un contorno politico insaporito dagli ingredienti del dopo-4 marzo.

«Anche oggi – ha osservato il vicesindaco – guerra e fame producono profughi, paure e pregiudizi. Non si dovrebbe mai dimenticare - come ha detto recentemente il presidente della Repubblica - che in 100 anni, dal 1876 al 1975, sono stati ben 26 milioni gli italiani emigrati nel mondo, per costruire un futuro migliore per sè e per i propri figli». Numerosi i richiami all’Europa «che sul tema rovente dell’accoglienza allo straniero e del diverso, rischia di non ascoltare più le voci del passato», ai «muri, confini e fili spinati», alle «nuove divisioni e separazioni che non risparmiano i bambini, ad alcuni dei quali si arriva a negare la possibilità di mangiare insieme in una mensa scolastica», riferimento a quanto avvenuto nel comune di Lodi, amministrato dalla Lega.

una replica a stretto giro

Il botta e risposta è stato immediato. Alan Fabbri non si è sottratto ai taccuini: «Il discorso sul significato della ricorrenza sarebbe stato anche interessante se non ci fossero stati quei riferimenti all’immigrazione, fatti e ribaditi nella Giornata di Festa delle Forze Armate, festa nazionale. Un accostamento di cattivo gusto che fa a pugni col sacrificio dei nostri nonni. Parole a sproposito dette da chi ha riempito il Paese di immigrati. Così la Festa è diventata di parte». Fabbri non ha risparmiato una tirata di orecchie a “Naomo”: «La bandiera leghista sul pennone è stata una goliardata brutta e ingenua». Ma lui, Nicola Lodi, tira dritto: «Pentito io? No, il pennone era libero, non ho offeso la bandiera italiana».

Gi.Ca.

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