Tagliato il contributo per dimissioni difficili: «Ospedali più intasati»

Cliniche e Sant' Anna: l’epidemia influenzale farà salire i ricoveri. Senza l’agevolazione sarà più lenta la rotazione dei pazienti

FERRARA. Non sono solo le famiglie a lamentare il taglio del contributo che azzerava la retta del primo mese di ricovero in rsa o casa protetta del paziente non autosufficiente dopo la dimissione dall’ospedale. Anche per le case di cura e per l’azienda ospedaliera l’intervento pubblico dovrebbe essere mantenuto, perché favorisce - affermano - una più veloce rotazione dei posti letto destinati alle cure strettamente sanitarie.

Come è noto, dall’1 novembre scorso la sovvenzione, introdotta nel settembre 2017 dai comuni rappresentati nei Comitati dei distretti sanitari della provincia, è stata sospesa su richiesta degli stessi comuni per esaurimento dei fondi. Sono già state utilizzate, ha spiegato l’Asl, tutte le risorse stanziate allo scopo per il 2018 dai distretti Centro Nord (Ferrara) e Sud Est (Comacchio e basso ferrarese), mentre c’è ancora qualche residuo spendibile nel distretto Ovest (Cento e alto ferrarese). L’Asl ha anche annunciato che nei Comitati di distretto si stanno rivedendo i criteri per poter concentrare le risorse sulle famiglie più bisognose.


Resta l’incognita sui tempi: potrebbero servire mesi per ripristinare il servizio mentre, tra poche settimane, inizierà a salire la curva dei ricoveri da influenza. «In effetti il primo mese gratuito rappresentava un aiuto importante per le famiglie consentendo di liberare più velocemente il posto letto ospedaliero o in lungodegenza e di inviare i pazienti che richiedono un’assistenza di tipo socio-sanitario verso la rsa o la casa protetta in base alle decisioni dell’Unità di valutazione geriatrica», commenta Giorgio Piacentini, presidente della Quisisana. Lino Riemma, amministratore della Salus, proprietaria anche della Residenza Santa Chiara, concorda: «Quel contributo costituiva un valido aiuto per i pazienti, i loro parenti e il sistema sanitario». L’obiettivo del l’intervento era sostenere le famiglie nella ricerca della soluzione più adeguata per la persona non autosufficiente che non può, anche temporaneamente, rientrare al domicilio dopo essere uscita dall’ospedale. Eugenio Di Ruscio, direttore sanitario del Sant’Anna, precisa che «abbiamo in media una ventina di letti occupati da pazienti in attesa di essere trasferiti in altre strutture. Una media che potrebbe salire di parecchio nelle settimane di picco dell’influenza». In caso di “dimissioni difficili” il tempo per liberare il posto letto sanitario a favore di altri pazienti può arrivare a 50-60 giorni.

Il capogruppo della Lega in regione, Alan Fabbri, chiede alla giunta con un interrogazione «quali siano i motivi dell’esaurimento dei fondi per le “dimissioni difficili” » e se ci sia la volontà di ripristinarli. Inoltre, «quali siano i motivi per cui le strutture sanitarie ferraresi si rifiuterebbero di accettare la comunicazione via telegramma di impossibilità di garantire assistenza a casa ai pazienti in fase di dimissione» e quali «iniziative urgenti si intendano adottare per sostenere le famiglie ferraresi con anziani non autosufficienti ». —

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